FUORI DALLA CRISI COVID NEL 2023

Come finirà l’anno per l’economia? Gli esperti di Prometeia rispondono: il Pil avrà un segno negativo del 6.9%, il tasso di disoccupazione sarà dell’11,2% con 1,8 milioni di ore lavorate in meno, il valore aggiunto dell’industria diminuirà del 7,4%, quello dei servizi del 9,5% mentre il debito  della pubblica amministrazione aumenterà del 23,3% e raggiungerà il livello record del 158,1% del Pil. Commenta Lorenzo Forni, segretario di Prometeia: “Da giugno sta avvenendo una ripresa più forte di quanto ci si aspettasse ma all’inizio del 2021 prevediamo un rallentamento di questo rimbalzo per quattro motivi: i contagi rimangono a livelli preoccupanti, rallenterà il supporto fiscale alla ripresa, il rafforzamento del cambio dell’euro sta penalizzando l’export, questa nuova fase richiede di modificare le strutture produttive e ciò richiede investimenti”. Però un aiuto potrebbe arrivare dai fondi europei. “Bisognerà attendere il secondo semestre del prossimo anno per registrare i positivi effetti dei fondi europei- dice Forni. -Gran parte della crescita del Pil nel 2021 (+6,2%, +2,8% nel 2022, +1,8% nel 2023) deriverà proprio da questi fondi che hanno una dimensione davvero rilevante. Nel periodo 2020-2023 l’Europa erogherà 200 miliardi col fondo Sure (27,4 per l’Italia), 240 col Mes (36 per il nostro Paese se li vuole), 750 col Recovery Fund (207 per l’Italia). In totale: 1190 miliardi di cui 270 destinati al nostro Paese. Ma noi riteniamo che dei 207 miliardi del Recovery Fund l’Italia riuscirà a spenderne, nei termini temporali previsti, solo il 70%, cioè 145. La nostra macchina amministrativa non riuscirà infatti a sostenere del tutto l’impatto di un così corposo finanziamento. Analizzando il suo potenziale e le sue metodologie abbiamo concluso che non riuscirà a spendere più del 70% di quanto potrebbe. Comunque secondo i nostri calcoli i fondi europei faranno crescere il Pil dello 0,8% nel 2021 , dell’1,3% nel 2022, dell’1,5% nel 2023. Con un uso efficiente di questi fondi l’Italia riuscirà a uscire del tutto dalla crisi nel 2023”.

Sarebbe utile ricorrere al Mes? “Sì -dice Forni- soprattutto perché nel primo semestre del prossimo anno ci ritroveremo con minori incentivi interni e ancora senza Recovery Fund”.

Come si muoverà la Bce? Risponde: “L’attuale cambio tra euro e dollaro è difficile da sostenere da parte dell’Europa nell’attuale situazione. Ci attendiamo un intervento della Bce entro la fine dell’anno. Un apprezzamento del cambio effettivo nominale del 10%  ha un impatto negativo sia sull’inflazione (-0,5%) che sul Pil (-0,7%). Quindi la Bce dovrà intervenire”.

Il sistema produttivo europeo però sta reagendo bene alla pandemia e Prometeia sottolinea che nell’area Ue a settembre la produzione è tornata ai livelli di febbraio, anche se a macchia di leopardo. L’Italia è un vagone di questo treno che s’è rimesso in moto. “La ripresa dell’anno prossimo – aggiunge Forni- si concentrerà su industria, costruzioni, agricoltura mentre i servizi rimarranno in difficoltà e sarà a causa loro se il Pil, pur crescendo, si manterrà sotto i livelli del 2019”. Tra i settori ancora in ginocchio vi sono servizi come l’alloggio, la ristorazione, l’intrattenimento, che  perderanno a fine anno tra il 30% e il 35% del valore aggiunto. Meno penalizzati, ma in difficoltà a riprendersi sono le telecomunicazioni, le utility e l’intermediazione finanziaria. Tra le imprese continua a soffrire l’automotive che chiuderà  il 2020 con una caduta del valore aggiunto del 35%, dall’altra parte le migliori performances si registrano nei settori dei beni essenziali, dalla farmaceutica all’alimentare.

Spesso Cenerentola in Europa, l’Italia sembra comunque uscire meglio di altri dalla tempesta del Covid. L’equipe di Prometeia infatti inserisce il nostro Paese tra le locomotive della ripresa in questo 2020 e anche per questo nel rilevare una frenata all’inizio del prossimo anno sollecita a un maggiore impegno di sostegno all’economia reale. Commenta Stefania Tommasini, capo degli economisti di Prometeia: “E’ in atto una ripresa a V ma ancora disomogenea, incerta e incompleta. Per quanto riguarda l’Italia, i fondi europei sono un’opportunità ma è necessario un salto di qualità perché si trasformino in maggiore crescita permanente e incidano sull’aumento della produttività. L’Italia è l’unico Paese europeo che non era riuscito a recuperare i livelli di Pil dei primi anni 2000. Negli ultimi 25 anni è mancata la capacità di generare sviluppo a causa della mancata crescita della produttività. Questa volta è diverso e nel biennio 2022-2023 si registrerà anche un aumento della produttività, seppure ancora inferiore a quello di Germania e Francia, a meno che non arrivino provvedimenti specifici. E’ vero che i finanziamenti europei sono un’occasione storica ma va verificato il loro utilizzo. Per esempio non sento parlare di un piano-scuola che invece è prioritario per il futuro del nostro Paese”.

Intanto gli italiani hanno ripreso a risparmiare. “Sì- risponde Stefania Tommasini- la propensione al risparmio è cresciuta sia per l’impossibilità per un certo periodo di consumare sia per un’ovvia cautela anche rispetto al mercato del lavoro”.

Secondo la Bce, nel secondo trimestre del 2020 l’impatto della pandemia ha causato in Spagna un calo del Pil del 18,5%, in Francia del 13,8%, in Italia del 12,4%, in Germania del 9,7% e nei Paesi Bassi dell’8,5%. Prometeia opta per una classifica leggermente diversa: -22,7% in Spagna, -18,9% in Francia, -17,6% in Italia, -11,5% in Germania (-15,2% nell’area euro, -22,1%  in Inghilterra e -10,1% negli Usa). 

Un’altra rilevazione è quella di  Standard & Poor’s che propone il nostro Paese in ripresa con un dato che dal precedente -9,5% diventa -8,9% per l’anno in corso, mentre si passa dal +5,3% al +6,4% per il 2021. Nell’eurozona è stimata dall’agenzia di rating una decrescita del 7,4% quest’anno con un rimbalzo del 6,1% per l’anno prossimo.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*