LE CATACOMBE RIDANNO DIGNITA’ AL RIONE SANITA’ A NAPOLI.LA FORZA DEL VOLONTARIATO

L’ ESPERIENZA DELLA FONDAZIONE PARANZA CHE HA RIVITALIZZATO UNA SITUAZIONE DI DEGRADO CON RISULTATI ECCEZIONALI, ORA SI TENTA DI ESPORTARE L’INIZIATIVA. UN ARTICOLO DI CARLO VALENTINI

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La forza del volontariato. Nei quartieri c’è vita e lui s’è immerso in quello napoletano di Sanità. Per dimostrare che si può vincere il degrado, quello ambientale che va dal sudiciume alla microcriminalità, e quello dell’anima che si richiude in se stessa per la paura in attesa di fuggire. “Sì, abbiamo deciso di raccontare la nostra Napoli attraverso i vicoli e i volti del rione Sanità. All’interno delle sue vene circolano tanto le velenose tossine quanto il vitale ossigeno…Qui la condivisione, l’incontro e l’amicizia, ha permesso nel tempo di costituire una rete fra “energie positive” che promuove il culto della bellezza nelle sue diverse forme, contaminando tutti gli strati sociali, nel segno del bene comune”.  Si chiama Vincenzo Porzio, se ci fosse un Oscar del volontariato spetterebbe a lui, che ha fatto quello che la politica (di ogni colore) e le forze dell’ordine  non erano mai riuscite a realizzare: dare dignità e sicurezza a gran parte dei  tre chilometri quadrati del rione, sotto la collina di Capodimonte, dove abitano in 30mila, una città nella città. 

Nel 2006 Porzio ha 19 anni. E’ appena tornato da Londra dove era andato a fare il gelataio. “Sono stato all’estero per crescere ma non per rimanervi.  Non mi sono mai sentito nato per un altra città che non fosse Napoli”.

Rientrato nel rione Sanità costituisce insieme a cinque amici e a un sacerdote, padre Antonio, la cooperativa sociale Paranza.  In 13 anni è diventata il cuore della rinascita del rione e tanti altri giovani si sono aggiunti e hanno trovato una motivazione per rimanere e darsi da fare. Racconta: “Nel rione Sanità la tutela e la rivalutazione del patrimonio storico artistico non può prescindere dagli interventi di sviluppo occupazionale e sociale. Sono questi gli unici strumenti che possono stimolare nella comunità locale la volontà di uscire da un isolamento culturale che dura da generazioni. Per questo siamo partiti da qui”.

Al centro del quartiere vi è un bene culturale che è una delle principali attrazioni turistiche, le catacombe (di epoca paleocristiana) di san Gennaro e san Gaudioso con la tomba di san Gennaro. Ma il fatto di essere ubicate in una zona chiacchierata le rendeva scarsamente visitate. “Le abbiamo ottenute in gestione, sfidando la sfiducia di tanti- dice Porzio. –Avevano 5mila visitatori, l’anno scorso abbiamo superato i 100mila ingressi e fatturato oltre 600mila euro. I sei volontari, sono diventati 27 assunti con regolare contratto”.

E alle catacombe si sono aggiunti il Nuovo Teatro Sanità, 80 posti in una chiesa settecentesca che era abbandonata dove 30 ragazzi e 60 bambini imparano non solo a recitare ma an che un mestiere legato al teatro e al mondo dello spettacolo. Toni Servillo, tra gli altri, è venuto qui a recitare e a incontrare i ragazzi. 

“Tutti questi ragazzi- dice Porzio- stanno spezzando l’atavica marginalità del quartiere. Portano un’aria nuova nelle case, insegnano agli altri ragazzi il valore della cultura”.

Una sorta di appendice è Sanitansamble, una sorta di orchestra di piazza Vittorio ma che raggruppa 80 giovani tra i 7 e ni 24 anni. A tirare le fila è il maestro Paolo Acunzo (“L’orchestra ti porta a rispettare le regole, cosa che per i ragazzi diventa naturale anche per la vita”)

ma ci sono 14 suoi colleghi che si dedicano gratuitamente all’orchestra, che ha già suonato anche per il Papa e il presidente della Repubblica. Non solo. Sono stati aperti uno studio di registrazione, due bed&breakfast, attività artigianali, una casa editrice, le Edizioni San Gennaro.

“Per via delle catacombe- dice Porzio -riceviamo curricula da tantissimi laureati in beni culturali, ma preferiamo dare una possibilità ai ragazzi, che qui non hanno alternative, noi combattiamo la disperazione anche col lavoro. Il nostro obiettivo è appunto continuare a creare lavoro, diventare sempre di più, aprire al pubblico altri luoghi storici chiusi”.

E’ stato in Giappone, invitato dall’università di Fukui a raccontare l’esperienza della cooperativa, che valorizza il territorio creando valore per chi vi abita. L’altro ieri ha ripetuto il racconto a Bologna, invitato da Confcooperative, a un summit sul terzo settore.

Dice: “Napoli ce la farà, abbiamo subito tredici dominazioni e siamo sempre rimasti napoletani e Napoli è sempre rimasta Napoli.  Per noi della Paranza la parola d’ordine è “qualità”, teniamo al centro delle nostre scelte la qualità dell’esperienza del visitatore e di conseguenza la qualità dei servizi da noi offerti. L’obiettivo è  consentire di vivere una vera esperienza napoletana, immersi nelle bellezze di uno dei più antichi quartieri di Napoli. Dove l’incontro genera sviluppo e contamina le coscienze. Pensi che molti napoletani non avevano mai messo piede qui. Lo hanno fatto per la prima volta venendo alle nostre serate AperiVisita, cioè l’aperitivo nelle catacombe”. 

C’è un’Italia che non appare perché la tv preferisce le storie a tinte fosche e propone La paranza dei bambini, di Roberto Saviano, mentre i conduttori di talk invitano gli ospiti litigiosi e non quelli che con un sorriso possono raccontare bellissime storie di emancipazione come quelle che grazie a Enzo Porzio e agli altri giovani sono avvenute in quel difficile quartiere («Le persone non le devi convincere, le devi emozionare”) e che ora altri giovani stanno cercando di ripetere in un’altra zona complicata della città, Forcella, un chilometro quadrato con 25 mila abitanti. Si parte con una vetreria abbandonata di 630 metri quadrati dove troveranno posto doposcuola, ludoteca, palestra, altre attività di aggregazione giovanile. E’ il volto buono di una società troppo spesso frettolosamente dipinta come insensibile e incapace di solidarizzare. Invece l’avvio della nuova esperienza di Forcella, accanto a quella del rione Sanità,  indica che i semi possono crescere e proliferare.

“Tutti questi ragazzi- dice Porzio- stanno spezzando l’atavica marginalità del quartiere. Portano un’aria nuova nelle case, insegnano agli altri ragazzi il valore della cultura”.

Una sorta di appendice è Sanitansamble, una sorta di orchestra di piazza Vittorio ma che raggruppa 80 giovani tra i 7 e ni 24 anni. A tirare le fila è il maestro Paolo Acunzo (“L’orchestra ti porta a rispettare le regole, cosa che per i ragazzi diventa naturale anche per la vita”)

ma ci sono 14 suoi colleghi che si dedicano gratuitamente all’orchestra, che ha già suonato anche per il Papa e il presidente della Repubblica. Non solo. Sono stati aperti uno studio di registrazione, due bed&breakfast, attività artigianali, una casa editrice, le Edizioni San Gennaro.

“Per via delle catacombe- dice Porzio -riceviamo curricula da tantissimi laureati in beni culturali, ma preferiamo dare una possibilità ai ragazzi, che qui non hanno alternative, noi combattiamo la disperazione anche col lavoro. Il nostro obiettivo è appunto continuare a creare lavoro, diventare sempre di più, aprire al pubblico altri luoghi storici chiusi”.

E’ stato in Giappone, invitato dall’università di Fukui a raccontare l’esperienza della cooperativa, che valorizza il territorio creando valore per chi vi abita. L’altro ieri ha ripetuto il racconto a Bologna, invitato da Confcooperative, a un summit sul terzo settore.

Dice: “Napoli ce la farà, abbiamo subito tredici dominazioni e siamo sempre rimasti napoletani e Napoli è sempre rimasta Napoli.  Per noi della Paranza la parola d’ordine è “qualità”, teniamo al centro delle nostre scelte la qualità dell’esperienza del visitatore e di conseguenza la qualità dei servizi da noi offerti. L’obiettivo è  consentire di vivere una vera esperienza napoletana, immersi nelle bellezze di uno dei più antichi quartieri di Napoli. Dove l’incontro genera sviluppo e contamina le coscienze. Pensi che molti napoletani non avevano mai messo piede qui. Lo hanno fatto per la prima volta venendo alle nostre serate AperiVisita, cioè l’aperitivo nelle catacombe”. 

C’è un’Italia che non appare perché la tv preferisce le storie a tinte fosche e propone La paranza dei bambini, di Roberto Saviano, mentre i conduttori di talk invitano gli ospiti litigiosi e non quelli che con un sorriso possono raccontare bellissime storie di emancipazione come quelle che grazie a Enzo Porzio e agli altri giovani sono avvenute in quel difficile quartiere («Le persone non le devi convincere, le devi emozionare”) e che ora altri giovani stanno cercando di ripetere in un’altra zona complicata della città, Forcella, un chilometro quadrato con 25 mila abitanti. Si parte con una vetreria abbandonata di 630 metri quadrati dove troveranno posto doposcuola, ludoteca, palestra, altre attività di aggregazione giovanile. E’ il volto buono di una società troppo spesso frettolosamente dipinta come insensibile e incapace di solidarizzare. Invece l’avvio della nuova esperienza di Forcella, accanto a quella del rione Sanità,  indica che i semi possono crescere e proliferare.

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