ELEZIONI VERONA IL CENTRODESTRA DIVISO

ELEZIONI VERONA IL CENTRODESTRA DIVISO

 

di CARLO VALENTINI

Alle regionale del 2015 Flavio Tosi (insieme all’Udc) guadagnò il 27,9 %, quasi lo stesso risultato di Luca Zaia (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) che ottenne il 28,2% e del Pd che registrò il 28,1%. Alle comunali del 2013 egli fu rieletto sindaco al primo turno col 57,3% (insieme alla Lega). Insomma un uomo (quasi) solo al comando, un’anomalia della città scaligera, che sembra stravedere per lui.

Tanta forza sta però terremotando il centrodestra. Infatti non essendo più ricandidabile ha fatto scendere in campo la compagna e, dice lui, futura moglie, Patrizia Bisinella, 47 anni e senatrice di Fare, il gruppo di Tosi. Una mossa che non è affatto piaciuta a Matteo Salvini, che non solo ha detto no ma le ha contrapposto un proprio candidato, Federico Sboarina, avvocato 46enne. Dice Salvini: “Non ci sono dinastie, non siamo in monarchia. Coloro che candidano i figli, la moglie o la fidanzata non fanno una cosa intelligente”.

Gli fa eco il governatore leghista della Lombardia, Roberto Maroni: “Patrizia Bisinella candidata sindaco? Più che politica sembra una cosa da Novella 2000. Non bisogna confondere la politica con i legami familiari, mi spiace di questa involuzione di Tosi, che stimo. Prima ha lasciato la Lega, poi ha fatto l’errore di mettersi dalla parte di Renzi e sostenere il sì al referendum costituzionale, adesso la compagna candidata. Purtroppo per lui queste scelte lo metteranno fuori dalla politica”.

Lo stato maggiore della Lega fa quadrato contro Tosi, che contrattacca: “Salvini ha vinto il congresso, sostenuto da Maroni (e anche da me), promettendo fedeltà alla linea tradizionale del movimento. Poi, raggiunta la segreteria, ha deciso, senza un avallo congressuale, di dire addio al federalismo per abbracciare un’impostazione nazionalista e lepenista. Inoltre puntare tutto sui migranti è pericoloso, se cessano gli sbarchi finisce la campagna elettorale…”.

Neppure la Bisinella, ex-leghista dura-e-pura, porge l’altra guancia e ribatte: “Perché Salvini vi sembra normale? E poi alle solite, per Verona la Liga Veneta sceglie un candidato, il felpetta ne impone da Milano un altro. I veronesi sceglieranno il sindaco in base a capacità e competenza; in Europa i familiari del Capo (poi tradito) si assumono: vero Salvini”

Poi accusa di ipocrisia il duo Salvini-Maroni proprio sul tema più caldo della Lega, quello dell’immigrazione: “Fu l’allora governo di centrodestra a guida Berlusconi, con la Lega Nord, a sottoscrivere il Regolamento Dublino II, in base al quale l’Italia, così come qualsiasi altro Stato firmatario, si è impegnata a prendersi in carico i profughi che sbarcano sulle nostre coste. E fu Maroni a dire che ogni Regione avrebbe dovuto fare la propria parte nell’accoglienza dei profughi, per far fronte alla crisi libica, con Zaia che si dichiarò subito pubblicamente disponibile ad accogliere la propria parte di immigrati”.

Tra i litiganti sta Forza Italia, profondamente divisa all’interno, che aspetta il verbo da Silvio Berlusconi, il quale non si decide, impaurito di salire sul carro sbagliato. Il deputato azzurro Alberto Giorgetti (che col fratello consigliere regionale Massimo forma i Giorgetti brothers) parla di scelta “calata dall’alto” e un gruppo di sindaci e dirigenti locali ha scritto direttamente all’ex-Cavaliere senza usare giri di parole: ”Nella nostra città sta avvenendo un fatto gravissimo. A fronte di un dialogo costruttivo che era nato tra esponenti di Forza Italia di oggi e di ieri al fine di convergere su un progetto politico inclusivo che si richiamasse ai principi liberali ed europeisti di un centrodestra moderato, assistiamo al diktat tutto romano che imporrebbe a Forza Italia di sostenere un candidato fintamente civico e realmente legatissimo alla Lega Nord. A Verona sta nascendo un laboratorio politico importante, in accordo con il mondo vicino a Flavio Tosi, a realtà civiche e culturali, che potrebbe senza dubbio alcuno portare alla vittoria del vero centrodestra moderato”.

A complicare il quadro del centrodestra vi è la decisione di un gruppetto di ex-tosiani di dar vita a una lista civica, Verona Domani, in appoggio al candidato della Lega. Tra loro vi sono Matteo Gasparato, presidente del consorzio pubblico per lo sviluppo economico Zai, il consigliere regionale Stefano Casali e il consigliere comunale (eletto nella lista Tosi) Rosario Russo, al quale il sindaco aveva affidato la delega ai rapporti con il vicario episcopale per la cultura e ai rapporti culturali con le associazioni religiose. Nonostante questo, lui ha cambiato casacca.

Tra tanta zizzania, a godere potrebbe essere il Pd che rincorre il sogno di riconquistare la città dopo dieci anni di governo da parte del leghista dal volto umano. Le primarie hanno indicato la candidata Orietta Salemi, 56 anni, consigliera regionale. Compito arduo ma non impossibile poiché a destra saranno in lizza, drenando qualche voto, anche William Dapiran (Msi-Destra Nazionale), Roberto Bussinello (CasaPound) e Filippo Grigolini (Popolo della Famiglia). Mentre il M5s candida Alessandro Gennari (85 voti nelle primarie in rete), consigliere di quartiere ed ex giocatore di rugby. Ma alle regionali il raccolto fu scarso, il 13,5%, e quindi egli non sembra in grado di entrare nella pole.

Tutto ruota quindi attorno alla capacità di Tosi e compagna di riaggregare quel consenso che in passato ha fatto del fondatore di Fare un candidato vincente. Egli, tra l’altro, il 6 maggio a Milano, alla fondazione Einaudi, presenterà (alla presenza di Guy Verhofstadt, presidente dell’Alde Group al parlamento europeo, quello dei liberali che hanno chiuso la porta in faccia a Beppe Grillo) l’alleanza con quel che resta di Scelta civica e con i centristi a briglia sciolta (Angelino Alfano e Pierferdinando Casini guardano invece al Ppe), una mossa in vista delle politiche ma con l’occhio rivolto anche al Comune di Verona.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*