QUALE NUOVA EUROPA?

QUALE NUOVA EUROPA?

di CARLO VALENTINI

E’ un anniversario complicato e ci vorrà tutta la diplomazia e la determinazione di Angela Merkel, François Hollande, Mariano Rajoy e Paolo Gentiloni affinché il 60esimo anniversario della firma dei trattati di Roma, che sarà celebrato nella Capitale il 25 marzo, non si trasformi nella conclusione dell’avventura europea bensì nel suo rilancio su basi nuove. L’Ue è certamente una nave fragile nell’oceano mondiale dominato da Stati Uniti e Cina ma può trovare un suo ruolo facendo leva su un prestigioso passato, deve però sconfiggere sia coloro che ne minano dall’interno la solidità non capendo che i rapporti di forza internazionali non consentono più alla dimensione nazionale di sopravvivere (che ruolo avrebbero la Florida o il Texas se non facessero parte degli Usa?) sia il neo-presidente degli Stati Uniti che nella sua visione americanocentrica non vorrebbe avere a che fare con una nave comunque in grado di procedere in autonomia. Paradossalmente è proprio questo tentativo di frantumare l’Unione europea, con la sua moneta unica in parte concorrenziale col dollaro, che può rilanciare l’integrazione tra alcuni Paesi del Continente, facendoli diventare una locomotiva a cui, chi vuole, può agganciarsi, accettando però regole comuni.

Le celebrazioni si terranno a Roma e sarebbe stato assai positivo per l’Italia presentarsi coi conti in via di risanamento. Invece la spending review è rimasta al palo e l’opprimente debito pubblico accumulato negli anni 70 e 80 è ancora minacciosamente sulle nostre teste e impedisce di esprimere le potenzialità di cui saremmo capaci. Ci ritroveremo comunque nel gruppo di testa dell’Europa a due velocità che dovrebbe essere ufficializzata, pur con qualche camuffamento, a Roma, unico modo per tentare di difendere l’Unione dall’assedio esterno e dalle pugnalate interne. D’altra parte se le economie dei principali Paesi europei vogliono competere non hanno altra strada che presentarsi unite. Perciò ci sarà davvero da festeggiare, il 25 marzo, nel caso l’Europa riuscirà a trovare una nuova strada e un nuovo traguardo.

Non bisogna dimenticare che la comunanza tra i popoli europei è stata realizzata anche come antidoto alle terribili guerre che hanno insanguinato il Continente. Un pericolo che, Bosnia docet, non va sottovalutato mentre si affermano estremismi e populismi in vari Paesi.

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