MOSCHEE APERTE E NUOVO ISLAM

MOSCHEE APERTE E NUOVO ISLAM

di CARLO VALENTINI

A volte si muove. E’ l’islam, non senza ragione identificato come una religione chiusa, quasi inaccessibile ai non adepti e quindi una delle cause dello sviluppo del radicalismo tra le preghiere. Proprio di fronte alla violenza e al terrorismo l’islam non settario era stato chiamato alle proprie responsabilità, sia isolando e condannando chi diventa stragista in nome di Allah sia avviando, come del resto tutte le altre religioni, un interscambio con la società civile in grado di dare impulsi al rinnovamento sia della società che della religione.

Un primo timido ma significativo passo viene compiuto a Bologna dove la moschea An-Nur (significa: la luce) ha aperto le porte ai cittadini, consentendo l’ingresso anche alle donne senza velo e accogliendo con simpatia pure un dirigente della Lega, Umberto Bosco, venuto a curiosare e che ha poi commentato: “Con questo islam tollerante si può andare d’accordo”. Ma aggiungendo, per non sembrare reprobo: “Questo operante a Bologna è l’islam allo stadio A, che ha bisogno di essere accettato e riconosciuto e che quindi lancia messaggi di pace, misericordia, diritti, tolleranza. Ma attenzione: una volta accettato e riconosciuto passa allo stadio B caratterizzato da prepotenza, intolleranza, sopraffazione, settarismo e ghettizzazione”.

Il coordinatore della comunità islamica bolognese, Yassine Lafram, 29 anni, laureato (110 e lode) in lettere e filosofia, sposato, due figli, venuto in Italia nel 1998, a 12 anni, dal Marocco, fa spallucce: “benvengano tutti a vedere quello che facciamo, non abbiamo nulla da nascondere”. Ha promesso che l’apertura della moschea si ripeterà periodicamente e coinvolgerà anche gli altri 12 luoghi di preghiera attivi in città. Sono 20 mila (su 388mila abitanti) coloro che qui professano la religione musulmana. Con l’offerta ai visitatori, in questa occasione, di dolci tipici, della possibilità di farsi dipingere tatuaggi con l’hennè o di iniziare un corso di calligrafia, poi i volontari a spiegare cos’è l’islam e rispondere ad ogni domanda. Non solo. La moschea è stata pure tappa di una ‘pedalata urbana interreligiosa’ , un corteo di ciclisti che ha toccato molti luoghi di culto: due centri buddhisti, la comunità dei frati domenicani, la chiesa ortodossa di San Basilio, il centro culturale induista e la moschea.

Insomma l’Open Mosque (con le visitatrici senza velo mescolate alle arabe velate), che avviene dopo un recente incontro tra Lafram e il vescovo Matteo Zuppi, è l’avvio di un cammino che dovrebbe portare a un islam dal volto umano che non solo rifiuta la violenza ma isola e consegna alle forze di polizia chi professa idee sanguinarie. Dice: “Non bisogna mai stancarsi di proclamare il bene e condannare il male. Questa è l’etica della nostra religione. La violenza perpetrata a nome dell’islam nelle martoriate contrade siriane ed irachene non può trovare alcuna legittimazione nelle fonti religiose islamiche. Respingiamo in modo inequivocabile i metodi utilizzati dall’Isis a cui non vogliamo attribuire nessuna valenza di Stato e tantomeno islamico. Non sono assolutamente le nostre referenze. Quelle a cui sembrano ispirarsi i cosiddetti jihadisti, crudeltà, intimidazione, pulizia etnico-religiosa, non hanno niente a che fare con la misericordia, la tolleranza e l’inclusività che ci deve contraddistinguere come credenti e timorati di Dio”.

Aggiunge l’Imam Said Mahoy: “Se io vengo a sapere qualsiasi informazione che riguardi l’Isis o il terrorismo, vado subito a denunciare, altrimenti non sarei un bravo musulmano. Noi non possiamo essere con l’Isis, loro non sono veri musulmani, nei miei sermoni ogni volta attacco duramente i terroristi, l’Islam è la religione della pace. Ringraziamo l’operato delle forze dell’ordine, che tutelano anche noi musulmani, se c’è qualche pecora nera tra noi, deve pagare”.

In effetti anche la moschea di Bologna non è stata esente dalle pecore nere e forse pure questa non positiva esperienza ha accelerato l’apertura verso la città da parte della comunità islamica. Infatti la Procura di Bologna poco più d’un anno fa ha espulso quattro marocchini , accusati di propaganda e addestramento ai fini terroristici. Durante le perquisizioni venne rinvenuto materiale inneggiante la jihad, dettagli sulla costruzione di cinture esplosive, appunti su come far esplodere la Banca centrale europea. I quattro frequentavano varie moschee in Italia, compresa quella di Bologna.

La comunità ha collaborato con gli inquirenti. Dice Yassine Lafram: “A volte sento che c’è chi chiede a gran voce la chiusura delle moschee. Mentre proprio le moschee possono costituire il principale argine contro il terrorismo”.

Sulla parete principale della moschea An-Nur, Lafram ha fatto apporre un cartello che accoglie i fedeli: “Nessuno di voi è vero credente se non desidera per il fratello ciò che desidera per se stesso”. Tiene a sottolineare che i sermoni vengono recitati prima in arabo poi in italiano. Inoltre si prodiga per sviluppare attività sociali, tra le ultime vi sono le giornate dedicate alla prevenzione oncologica femminile, in collegamento con Asl e ospedali. Ma vorrebbe da parte delle istituzioni più determinaszione sull’integrazione: “Queste persone sono arrivate a Bologna non come musulmani, ma come persone in cerca di lavoro e si sono creati un loro modello di integrazione che in Italia manca del tutto. Io, ad esempio, quando sono arrivato in Italia se non fosse stato per il mio professore di lettere che “mi ha preso per mano”, non so dove sarei adesso. In Italia purtroppo manca un vero modello di integrazione come invece esiste negli altri Paesi europei, anche se poi vi sono stati ugualmente dei problemi. Il punto è che se non si riesce a vedere questa componente di immigrati come una parte integrante dell’Italia si rischia di isolarli, emarginarli e questo porta a dei seri problemi di conflittualità sociale”.

Riuscirà a procedere questa apertura dell’islam nei confronti della società? Il sasso è lanciato nello stagno. Si moltiplicheranno i sassi fino ad arrivare a quella riforma che tanto costò ma che tanto vigore diede al cattolicesimo? Comunque vale la pena registrare queste avvisaglie, con la mente rivolta ai rivolgimenti in corso nel Medio Oriente, alla sconfitta militare che però non significa annientamento dell’Isis, al fenomeno dell’immigrazione. Una testimonianza è quella di Radwan Altounji, arrivato in Italia (risiede a Bologna) dalla Siria nel 1966: “Negli anni Settanta eravamo in pochi noi stranieri in Italia, forse anche per questo ci trattavano con molta gentilezza e generosità. Ma è stato soprattutto a causa di quel disgraziatissimo 11 settembre se le cose sono cambiate così tanto. Da quel giorno ogni musulmano è diventato un terrorista. Dopo l’11 settembre la nostra vita è cambiata moltissimo. Dobbiamo tutti metterci buona volontà per voltare pagina”.

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