democraticieprogressisti: concorrenza alle festeunità
Spada - LaPresse 13 09 2012 Cronaca Gran Guardia Renzi arriva a Verona in camper dove inizierà la campgna per le primarie del PD nella foto: Matteo Renzi

democraticieprogressisti: concorrenza alle festeunità

 

“Non è facile pensare di andar via / E portarsi dietro la malinconia / Non è facile partire e poi morire / Per rinascere in un’altra situazione”: è l’inno (se Vasco Rossi non metterà il veto a questi versi tratti dalla sua canzone Un mondo migliore) scelto da Mirko Tutino, assessore al Comune di Reggio Emilia, che ha abbandonato Graziano Delrio (ex- sindaco di Reggio) per seguire lo scissionista Enrico Rossi e ora è nel team che organizzerà in tarda primavera le feste dei Democratici e progressisti, che dovrebbero essere la spina politico-ludica nel fianco del Pd. Ma serviranno anche per raccogliere fondi per il nuovo raggruppamento politico in vista della campagna elettorale.

Preoccupati per la concorrenza, i dirigenti pidiessini emiliani hanno inviato un appello a tutti i volontari delle feste: dobbiamo rinserrare le fila dopo la scissione, non abbandonateci. Già il numero dei volontari è in netto calo, se poi avverrà un’ulteriore riduzione per colpa della scissione, per le feste del Pd saranno dolori.

D’altra parte i DP intendono fare le cose in grande e potranno contare sulla presenza nelle giornate-clou di Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Ma anche di Vasco Errani, molto popolare in Emilia-Romagna, dove è stato per tre legislature presidente della Regione. Poi ci sarà Silvia Prodi, nipote del Professore e consigliere comunale Pd a Reggio Emilia. Nonostante l’appello dello zio all’unità, lei ha scelto Bersani e dice: “Sono andata a Roma con la Cgil a manifestare contro il Jobs Act e ho fatto la campagna elettorale per il No. Logico che adesso vada con chi vuole una politica che abbia come centrale il lavoro e con una primissima piattaforma che prevede l’adesione al referendum promosso dalla Cgil”.

Nelle feste del Pd non ci sarà posto per il referendum della Cgil così come lo scorso anno non furono quasi ospitati i comitati per il No al referendum costituzionale.

E per gli esponenti scissionisti è scattato l’ostracismo. Così li liquida Andrea Rossi, uno degli organizzatori sulla plancia di comando delle feste dell’Unità: “Loro stanno formando un partito avversario, quindi….”. Aggiunge il segretario emiliano Pd, Paolo Calvano: “Bersani e gli altri saranno trattati come esponenti esterni, appartengono a un altro partito. Talvolta saranno chiamati alle feste, per dibattere come ospiti, altre volte no”.

Una decisione che sta scatenando polemiche. Afferma Zoia Veronesi, segretaria storica di Bersani, anche lei impegnata nell’organizzazione delle feste Dp: “Non li invitano perché forse temono che nelle sere in cui è ospite chi è uscito dal Pd ci sia più gente”.

I Dp potranno contare su una parte del “popolo del no”. Si sono iscritti nella lista dei volontari esponenti della Cgil e delle associazioni che appoggiarono la fronda al referendum costituzionale. Il che ha anche un valore strategico: il tentativo dei Dp di fare fronte comune con chi è a sinistra del Pd.

La canzone di Vasco Rossi sta diventando a tal punto l’inno degli scissionisti che c’è già chi la posta sul proprio profilo Facebook, come Piero Ruzzante, non un ex-pidiessino qualsiasi: ex-assessore comunale a Reggio Emilia, ex-segretario provinciale del partito, due legislature da deputato e due (la seconda è in corso) da consigliere regionale. Lui ha seguito Errani e ne ha dato notizia su Facebook proponendo, appunto, le note di Un giorno migliore. Poi ha spiegato: “voglio ricordare il primo atto fatto da Bersani dopo aver vinto le primarie per la segreteria nel 2009: nominare il suo avversario Franceschini capogruppo alla Camera. È l’idea di un partito plurale, che era conscio di rappresentare storie, percorsi e radici diverse. Con Renzi tutto questo è stato cancellato”.

Se Vasco Rossi non darà il placet per i suoi versi, gli organizzatori hanno già l’inno di riserva, cantato da Caterina Caselli: “Cercavo in te/ la tenerezza che non ho/ la comprensione che non so/ insieme a te non ci sto più”.

Dice Mirko Tutino: “Le feste sono la mia storia. Ho iniziato a sette anni, a Cavriago: c’erano ancora le bandiere rosse. Le feste sono una tradizione tramandata dal Pci fino al Pd, che negli ultimi anni è sopravvissuta con un po’ di fatica per la difficoltà di avere volontari. Credo che un passaggio politico come quello attuale porterà ulteriori abbandoni da parte di persone che partecipavano più per la memoria di ciò che è stato che per la passione del presente”.

Un altro storico volontario delle feste dell’Unità è William Orlandini, a capo del circolo Marsala, nella bassa reggiana. Lui non lascia il Pd e continuerà a organizzare la festa. Spiega: “È dagli inizi degli anni Settanta che monto e smonto feste, Certo ora tutto è cambiato. Una volta noi volontari, quando eravamo a lavare i piatti, parlavamo di politica e avevamo anche idee diverse. Ma finito il servizio ci trovavamo tutti nella stessa tavola a mangiare e la sera dopo si ricominciava. Questo era il valore aggiunto: il confronto. Se viene meno questo, allora succede che qualcuno se ne va. Lavorerò per fare tornare quello spirito”.

Insomma, è guerra tra le feste. Tra l’altro vi è anche una polemica interna a quelle del Pd: ci sarà par condicio tra i candidati alla segreteria? Michele Emiliano, per esempio, ne dubita: “Renzi non vuole concedere agli avversari le feste dell’Unità come luogo di dibattito. Ma noi siamo qui e alle feste vogliamo esserci”.

Per tutti l’appuntamento è a fine primavera.

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