SCISSIONE PD: RENZI HA SBAGLIATO, D’ALEMA PURE
Spada - LaPresse 13 09 2012 Cronaca Gran Guardia Renzi arriva a Verona in camper dove inizierà la campgna per le primarie del PD nella foto: Matteo Renzi

SCISSIONE PD: RENZI HA SBAGLIATO, D’ALEMA PURE

di CARLO VALENTINI

Era il dalemiano doc della Puglia e aveva aderito con entusiasmo, fin dall’atto di costituzione, al movimento del suo leader, ConSenso. Ma quando Massimo D’Alema lo ha chiamato per invitarlo a seguirlo nella scissione gli ha risposto no, aggiungendo però che lui resta dalemiano, il che ha creato non pochi mal di pancia nel Pd locale, anche perché contemporaneamente è scoppiato un caso-tessere e vuoi vedere, secondo quanto le malelingue hanno bisbigliato, che D’Alema, assai ridimensionata la portata della scissione, tenta l’assalto al Pd dall’interno e proprio nel regno di Michele Emiliano, il traditore che prima voleva uscire e poi è rimasto aggrappato al partito?

Il dalemiano che ha deciso di restare e mantenere quindi la carica di segretario Pd di Lecce è Salvatore Piconese. Spiega: “Sì, resto nel Pd e sosterrò Emiliano per la segreteria. So che si dicono in questi giorni cose stucchevoli su di me e sul Pd salentino, animate più da risentimento personale che da convinzioni politiche e ideali. È alquanto bizzarro, da parte di alcuni, scagliarsi contro l’unica federazione del Pd che negli ultimi anni ha invertito il trend negativo, portando il partito a vincere in molte elezioni amministrative, a riaprire i circoli per lungo tempo chiusi, a rianimare il tesseramento e a costruire il partito sul territorio. Tutto ciò è avvenuto contemporaneamente all’avvento dell’epoca renziana che, al contrario, ha fatto registrare per il Pd nazionale una serie di sconfitte politiche, dalle elezioni amministrative al referendum costituzionale, allo smantellamento dei circoli fino al calo degli iscritti”.

A guidare la fronda al segretario che pur essendo dalemiano rifiuta la scissione è Alessandra Giammarruto, componente la segreteria regionale Pd e renziana emergente: “Quella di Lecce risulta l’unica federazione in Italia dove gli scissionisti restano a loro comodo alla guida del Pd condizionandone indisturbatamente l’attività interna. Nei circoli gestiti da aderenti a ConSenso sono diversi i segretari che hanno manifestato pubblicamente nelle iniziative che si stanno svolgendo l’idea di lasciare il partito, non ora ma a giugno a conclusione del congresso e delle amministrative, e che hanno volutamente gestito in modo del tutto discrezionale il tesseramento locale”.

Un j’accuse che ha costretto a intervenire il segretario pugliese Pd, Marco Lacarra, supporter di Emiliano: “Il segretario del Pd di Lecce ha comunicato la sua permanenza nel partito, prendendo le distanze dalla scelta di alcuni dirigenti scissionisti perciò si tratta di un fatto positivo e il tesseramento in Puglia è stato gestito nella massima trasparenza, con il coinvolgimento di tutte le sensibilità interne”.

Rimangono però zone d’ombra: a Bisceglie è stata accettata l’iscrizione del sindaco e dei consiglieri comunali eletti col centrodestra, a Barletta addirittura in mille hanno effettuato l’iscrizione on line, a San Severo si sono presentati poche ore prima della scadenza per tesserarsi 11 immigrati, a Bari le tessere sono passate da 3mila a 4mila in pochi giorni, nella regione da 27 mila a 33.500. Non male per un partito che nelle altre zone del Paese registra un calo degli iscritti.

La Puglia è più che una regione di frontiera in vista del congresso Pd. Qui trae il suo maggiore consenso il candidato Emiliano e la conta delle tessere potrebbe essere assai importante se non per la quasi impossibile vittoria, certamente per il posizionamento e la percentuale nel risultato finale. Ma in questa regione vi è pure la roccaforte di D’Alema, che nel Salento ha sempre fatto il pieno di tessere. Anche per questo la decisione del segretario Piconese di mollarlo per Emiliano ha fatto scalpore. D’Alema è rimasto piuttosto male per il dietrofront del suo pupillo, tanto che è corso a Lecce, all’hotel Tiziano, per convincerlo, inutilmente. Che D’Alema abbia ancora un seguito consistente da queste parti lo confermano le 700 persone andate a sentirlo in quell’hotel, e lui le ha arringate così: “La scissione non è un dramma, è necessario un movimento di sinistra in grado di arginare i populismi e le destre. I nostri ex elettori si sono spostati sul M5s perché ci siamo allontanati da loro”.

Ma non risulta vi sia una fuga di militanti dal Pd leccese e del Salento e D’Alema rischia di rimanere col cerino in mano. A turare la falla è stato certamente determinante l’intervento di Piconese, che ha convinto il gruppo dei dalemiani a non arrendersi e a partecipare al congresso.

“Da iscritto e da dirigente del Pd – afferma- mi interrogo sul futuro del mio partito e sul futuro della mia comunità politica. Credo sia giunto il tempo di voltare pagina e costruire una fase del tutto nuova per il Pd, per il centrosinistra e per l’Italia. Una fase che abbia un nuovo inizio e che sia una fase costituente per l’intero campo democratico e progressista”.

Oltre alla battaglia congressuale egli dovrà combattere anche quella alle amministrative. Infatti a Lecce si voterà alla prossima tornata. Il Pd ha scelto il proprio candidato, Carlo Salvemini, consigliere comunale di 47 anni, figlio di Stefano, l’ultimo primo cittadino di sinistra (dal 1995 al 97) del capoluogo. Non sarà facile perché le liste già pronte a competere sono 19 (!). Gli avversari più pericolosi saranno il candidato del centrodestra (Mauro Giliberti) e quello 5stelle (Fabio Valente). L’Udc, che pur in Regione governa con Emiliano, si presenterà col proprio simbolo e quindi potrebbe al primo turno indebolire la coalizione di centrodestra e al ballottaggio scegliere il centrosinistra. Per questo nel Pd la parola d’ordine è non polemizzare e non richiamare al proprio dovere d’alleato chi in Regione è in maggioranza e quindi ha assessori e posti. Se la volata si concluderà sul filo di lana questa manciata di voti potrebbe risultare decisiva.

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