I POLIZIOTTI . CHE GIUSTIZIA E’ ?

di CARLO VALENTINI

E’ uscito dal tribunale, sorridendo, insieme agli stessi agenti che lo avevano arrestato. Processato per direttissima perché trovato a scassinare un bar insieme a dei complici. Nonostante la flagranza di reato e una lunga serie di precedenti per furti il 36enne moldavo e clandestino ha evitato (ancora una volta) il carcere; il giudice del tribunale di Modena infatti ha stabilito il semplice obbligo di firma. Stesso tribunale e stesso copione ma con un altro giudice: tre ladri catturati mentre svaligiavano un’azienda, la Edil Pozzi. Uno di loro proveniva da una comunità lombarda che assicurava di averlo redento dopo una serie di reati e gli aveva trovato un lavoro a San Felice, provincia di Modena. Evidentemente la redenzione non era invece andata a buon fine perché egli di notte se ne andava in giro coi complici e con nello zaino gli arnesi da scasso. Tutti e tre, dell’Est Europa, sono stati portati in tribunale ma per un cavillo il processo è stato rinviato di un paio di mesi e loro sono stati rimessi in libertà. Il fatto è che nello stesso giorno, di sera, i poliziotti sono stati allertati da una telefonata: c’è chi stava forzando la porta di un magazzino. Arrestati di nuovo e tornati in tribunale. Ma il reato, derubricato in danneggiamento aggravato, non prevede misure cautelari in carcere così sono stati rimessi in libertà con “obbligo di dimora”. Peccato che non abbiano nessuna dimora, vivono dove capita.
Storie di ordinaria piccola criminalità (ma per chi la subisce non è poi tanto lieve) e di giustizia dalle maglie (troppo) larghe. Come lo scippatore seriale 33enne di nazionalità tunisina colto sul fatto al mercato ambulante di Carpi e seguito dai poliziotti fin dentro a un Compro-oro dove tentava di vendere una collana appena strappata dal collo a una 86enne ed altro materiale rubato da alcune borsette. Nonostante la chilometrica lista di precedenti, se l’è cavata con una condanna a 16 mesi ed è stato rimesso in libertà con pena sospesa.
In queste condizioni il lavoro delle forze dell’ordine è frustrante. Non a caso un grido d’allarme (e di dolore) arriva proprio dalla questura di Modena: i poliziotti riescono ad effettuare più di un arresto ogni due giorni ma gli arrestati vengono per lo più rimessi in libertà e quindi si è punto e a capo. I dati forniti dalla questura valgono più di tanti dibattiti: nei primi due mesi del 2017 sono stati effettuati 38 arresti per furti, rapine, spaccio di droga. Di questi arrestati, 31 sono stranieri. Ebbene solo 10 di essi sono in carcere, 25 sono stati rimessi in libertà praticamente la mattina dopo l’arresto e tre sono ai domiciliari. Ovvio lo sfogo del vice questore, Francesco Panetta: “Il fatto che di 38 arresti in flagranza solo 10 arrestati restino in carcere indica che lo sforzo della polizia non è pari a un sistema nazionale troppo garantista che li scarcera. Il nostro lavoro rischia di essere continuamente vanificato”.
In molti casi l’intervento dei poliziotti è avvenuto su segnalazione dei cittadini, che notando qualcosa di sospetto hanno avvertito del pericolo. Anche per chi si è prodigato e ha telefonato al 113 è una magra consolazione sapere che i colpevoli sono stati individuati se poi sono liberi di continuare nelle loro imprese. Così la locale Confcommercio registra che la non punizione dei responsabili dei reati sta convincendo in tanti a non sporgere neppure denuncia. “Solamente un quarto di chi ha subìto l’assalto di ladri e banditi – sostiene il rapporto dell’associazione- va presso le forze dell’ordine a presentare denuncia. L’altro 75% ritiene in pratica inutile perdere una mattinata per denunciare un torto subìto, consapevole del fatto che, non essendoci una certezza della pena, la situazione rimarrà in stallo e le stesse forze dell’ordine hanno le mani legate”.
Per altro già un primo filtro avviene da parte degli stessi poliziotti. Infatti sempre nel bimestre considerato essi hanno provveduto a 148 denunce, quindi senza arresto, ritenendo le azioni dei colpevoli non così gravi da aprire per loro la porta della cella. Nonostante questa scrematura avviene poi la tabula rasa sugli arresti da parte dei magistrati. Per finire in carcere bisogna proprio mettercela tutta. La colpa è di leggi inadeguate, del carente funzionamento della giustizia, di un atteggiamento permissivo di una parte dei magistrati. Di qui i processi per direttissima che vengono rinviati, le attenuanti applicate con disinvoltura, i cavilli che imbrigliano l’azione penale.
Il fatto è che la manovalanza, se impunita, può essere utilizzata dalla criminalità organizzata per infiltrarsi nel territorio. Nella relazione della sezione Amministrazione trasparente dell’Anac, autorità nazionale anticorruzione, si legge che “le estorsioni rappresentano la porta girevole attraverso la quale le organizzazioni mafiose stabiliscono il proprio predominio. Se nelle regioni meridionali il racket è lo strumento utilizzato per imporre il controllo del territorio, nelle regioni centro-settentrionali, e quindi in Emilia-Romagna e a Modena, servono per infiltrarsi ed infettare l’economia legale”. E ancora: “Ai settori trainanti nel business delle mafie si è aggiunto quello delle ricostruzione post sisma nei territori di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia. In questi ambiti si rileva la presenza di soggetti legati alla criminalità organizzata nei trasporti e nella movimentazione delle macerie, operate in certi casi da aziende vicine a consorterie criminali”.
Quindi non c’è da scherzare con la piccola criminalità. I dati ufficiali del ministero degli Interni indicano che (nel 2015) Modena si è negativamente classificata tra le prime 18 realtà d’Italia (su 110) colpite dal fenomeno della criminalità diffusa (scippi e borseggi), tra i 32 territori maggiormente colpiti dai furti in appartamento e tra i 35 maggiormente interessati dalle rapine. Conferma il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (Pd). “Bisogna intervenire poiché in pochi decenni la realtà è profondamente cambiata per la complessità e intensità dei fenomeni migratori, per la penetrazione della criminalità organizzata, per l’attrazione esercitata dalla ricchezza e dal benessere”.
Insomma, ministro Marco Minniti, se ci sei batti un colpo.

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