CHE COSA PUO’ INSEGNARE IL TERREMOTO

CHE COSA PUO’ INSEGNARE IL TERREMOTO

Un terremoto è certamente un evento drammaticamente straordinario a cui è difficile far fronte con tempestività ed efficacia, senza sbavature. L’emergenza comporta quasi sempre problemi di varia natura e quindi individuare le falle dell’intervento non significa spingere sulla colpevolizzazione ma spronare affinché in futuro si proceda al meglio. Per esempio sarebbe opportuno fare chiarezza sull’agibilità. E’ vero che le abitazioni a rischio dopo le scosse nel Centro Italia erano 174 mila, quindi un numero rilevantissimo. Ma appare francamente deludente che vi siano ancora migliaia di persone che non sanno se la loro casa è agibile o meno. Magari potrebbero tornare a vivere nelle loro stanze ma non lo possono fare perché non vi è nessuno che lo certifichi finché non verrà il loro turno, e a sei mesi dal sisma quel “loro turno” non è ancora giunto. Non sarebbe il caso di approntare un piano di mobilitazione e di semplificazione burocratica per la certificazione di agibilità nei casi di calamità? Tra l’altro vi è anche da considerare il caso di coloro che si vedranno notificata l’inagibilità e avranno perso mesi preziosi per incominciare ad approntare la ristrutturazione. Nell’un caso e nell’altro al disagio delle persone si unisce il costo per la finanza pubblica, che si accolla (giustamente) le spese per l’ospitalità in albergo o in luoghi pubblici o un’indennità per chi preferisce fare da sé (5 mila persone sono ancora ospitate negli hotel lungo la riviera adriatica).

Un’altra questione riguarda le casette di legno, in gran parte non ancora arrivate. Possibile che sul mercato mondiale, a cominciare da quello del Nord Europa, non sia stato possibile con una procedura straordinaria approvvigionarsi di quanto serviva, evitando almeno in parte il rigido inverno sotto le tende? C’è da auspicare che questa esperienza faccia aprire un canale di acquisizione immediata in casi straordinari laddove le aziende sono in grado di rispondere immediatamente a tale richiesta.

C’è poi la giustificata lamentela sulla lentezza della rimozione delle macerie, che crea difficoltà alla ricostruzione e al ritorno a un inizio di normalità.

Lo sforzo per limitare i disagi è stato notevole, pur tra i limiti di un’ordinaria burocrazia e di una pluralità di competenze. Ora non si tratta di palleggiare responsabilità ma di rimboccarsi le maniche per correggere quanto non ha funzionato.

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