RISPARMIO E CRISI ECONOMICA

RISPARMIO E CRISI ECONOMICA

di CARLO VALENTINI

Anni di crisi? Certo, siamo più poveri. C’è della farraginosità nel sistema politico e sociale. Paghiamo i nostri errori, anche quello di non volere cambiare. Ma forse il restìo al mutamento si comprende con gli ultimi dati della Banca d’Italia: negli istituti di credito gli italiani possiedono un tesoretto (per altro non retribuito) di 1.367 miliardi di euro, cresciuto di 83 miliardi nell’ultimo anno. E’ vero che le statistiche registrano l’ampiamento della forbice tra la ricchezza e la non ricchezza, col ceto medio che si restringe. Ma quelle stesse statistiche faticano a individuare l’economia sommersa. Quindi gli italiani, a parte le eccezioni, se la passano un po’ meno bene di prima ma non così male, grazie al sommerso e all’arte di arrangiarsi. Così il dato concreto fornito da Banca d’Italia, che nel 2016 il risparmio bancario degli italiani è cresciuto del 3,9%, vale più di tante statistiche che vedono solo il chiaro e non il nero.
Quindi: a) si è allargata la fascia dell’estrema povertà; b) sono tanti gli immigrati border line; c)il risparmio della maggioranza degli italiani cresce; d) calano i consumi.I due ultimi dati si possono leggere intrecciati: si spende meno nella quotidianità non solo perché il potere d’acquisto è diminuito ma soprattutto perché non c’è fiducia nel futuro e quindi si risparmia aspettando eventuali tempi bui.
Il circolo è vizioso. Il denaro tenuto sotto il materasso o in un conto corrente (oggi in pratica è la stessa cosa) non è volano di nulla, non mette in moto investimenti né rende dinamica la società e questo immobilismo fa rimanere al palo le potenzialità di sviluppo e fa crescere il pessimismo.

L’Italia è lo strano Paese che ha lo spread a 200 ma risparmia (ci si riferisce alla classe media) più dei tedeschi e dei francesi. Solo che è un risparmio-rifugio. D’altra parte come può un risparmiatore non essere impaurito con le banche a capofitto anche per la mancanza di un’adeguata vigilanza, con una borsa dove c’è posto solo per i soliti noti e i rari abbozzi di public company, come l’Alitalia, si sono rivelati disastrosi per chi s’era fatto convincere, con fondi d’investimento non sempre trasparenti, con una legislazione immobiliare che fa fuggire anche i più volenterosi.

Si continua a risparmiare, nonostante la crisi, ma il gruzzolo è chiuso a chiave nello scrigno di famiglia.

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