INQUINA PIU’ IL CAMINETTO DELL’ AUTO
Foto Roberto Monaldo / LaPresse03-05-2013 RomaPoliticaPalazzo Chigi - Giuramento dei sottosegretari di StatoNella foto Gianluca Galletti (sottos. Istruzione)Photo Roberto Monaldo / LaPresse03-05-2013 Rome (Italy)Oath of the undersecretaries of StateIn the photo Gianluca Galletti

INQUINA PIU’ IL CAMINETTO DELL’ AUTO

  • di CARLO VALENTINI

    Il (facile) colpevole è (quasi) innocente. Il bello è che il j’accuse ha trovato finora tutti concordi. Qualche giorno fa si è tenuto a Bologna un summit degli assessori regionali all’Ambiente col ministro Gian Luca Galletti. Risultato? Per arginare l’inquinamento bisogna bloccare il traffico. Con in più solo una promessa: “Anticiperemo – dice il ministro – le norme sull’efficienza energetica delle caldaie che prevedono una classificazione degli impianti in base alle emissioni prodotte. Per l’acquisto di quelli meno inquinanti sono in arrivo contributi che copriranno fino al 65% della spesa. A disposizione per l’intero territorio nazionale ci sono 900 milioni di euro: 700 destinati ai privati e 200 agli edifici pubblici”.

    In attesa che la promessa venga mantenuta e arrivi un provvedimento applicabile, gli assessori sono tornati nei loro uffici e hanno ripetuto il vecchio copione, emettendo i provvedimenti del blocco alla circolazione. E poi, con la coscienza a posto, si sono messi a pensare ad altro. Probabilmente nessuno di loro s’è preso la briga di leggere uno studio del Politecnico di Milano (quindi non di strane e supponenti università americane) sull’impatto sulla qualità dell’aria urbana da parte delle principali fonti di inquinamento. La conclusione dello studio è che gli impianti di riscaldamento inquinano fino a 6 volte più del trasporto su strada. I dati del Politecnico sono stati ulteriormente elaborati dall’Osservatorio Autopromotec, che tiene monitorati i problemi del traffico. “Gli studiosi del Politecnico- dice Gian Primo Quagliano, che coordina l’Osservatorio- hanno studiato un campione rappresentativo di cinque città italiane medie e grandi (Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia). Risulta che il contributo fornito dal settore del riscaldamento di edifici (residenziali, industriali, della pubblica amministrazione) all’inquinamento atmosferico in termini di emissioni di Co2 è pari in media al 64,2% del totale delle emissioni stimate per le città considerate, contro il 10,2% che proviene dal settore della mobilità e dei trasporti motorizzati. La restante quota di Co2 (25,6%) è invece generata dal settore delle attività industriali. In particolare, lo studio pone l’accento sul fatto che oggi, nell’opinione pubblica e nel dibattito politico-istituzionale, il tema dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane sia associato in maniera preponderante alla mobilità e ai trasporti motorizzati e questo è un modo assolutamente errato di affrontare la questione”.

    Conferma l’Inemar-Arpa della Regione Lombardia: il caminetto (soprattutto se alimentato a legna) inquina più di un diesel. Infatti un camino acceso per un’intera giornata produce una maggiore quantità di polveri sottili di un’auto a gasolio dopo aver percorso 3.500 chilometri.

    Non si tratta di assolvere automobili e tir. Ma ragionare, sulla base delle valutazioni del Politecnico, sul fatto che bloccare il traffico crea disagi e costi non indifferenti soprattutto in periodo di crisi economica senza incidere più di tanto, come invece si vuole far credere, sulla salute delle persone. Ovvero quando arrivano i titoloni sui giornali sullo sforamento dei limiti delle polveri sottili si dà in pasto all’opinione pubblica il totem del traffico e tutti sono felici e contenti anche se in mancanza di un piano articolato di interventi il grado di inquinamento non viene scalfito in modo significativo (se non mutano le condizioni metereologiche).

    Sarà meglio porvi riparo poiché i rischi dello smog non sono da sottovalutare. Dice Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e co-autore del libro “Cambiamo Aria”: “I neonati esposti durante la gravidanza a livelli elevati di inquinamento possono presentare uno sviluppo intellettuale rallentato e un minore quoziente intellettivo”. Inoltre l’Agenzia europea per l’ambiente ha stimato che l’inquinamento atmosferico nel 2015 ha provocato nel Continente 467 mila morti premature.

    Un buon esempio arriva da Londra, dove la famosa nebbia grigia è scomparsa da quando il carbone è stato bandito come fonte di riscaldamento e uso negli impianti industriali. “Infatti- aggiunge Quagliano- lo studio del Politecnico sostiene che per migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città oggi è necessario focalizzare l’attenzione sul concetto di riscaldamento sostenibile, adottando interventi di riqualificazione energetica come, ad esempio, la sostituzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e meno efficienti con impianti più moderni”.

    In pratica la colpa dell’inquinamento a Milano è degli impianti termici per il 74%, dei processi industriali per il 16% e del trasporto per il 10%, a Firenze del 75% degli impianti termici, del 16% dei processi industriali e del 9% del trasporto. A Genova gli impianti termici e i processi industriali sono alla pari (47%) e il trasporto è al 6%.

    Nel 2016 le emissioni di Co2, derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione sono diminuite, in Italia, di quasi 1 milione di tonnellate rispetto al 2015. In termini percentuali il calo è stato dell’1%. Si deve fare di più, per esempio incentivando le auto elettriche e ibride. Ma secondo il Politecnico il cuore del problema dell’inquinamento non è questo, ne consegue l’invito a ribaltare l’approccio con cui finora si è affrontata la questione. Riusciranno, anche i politici, a cambiare mentalità?

    Legambiente sembra accogliere il nuovo input e nell’ultimo documento, intitolato Mal’aria, raccomanda, oltre alla mobilità sostenibile anche “un diverso modo di pianificare gli spazi nelle aree urbane, riqualificare l’edilizia e i sistemi di riscaldamento, ridurre a 19 gradi la temperatura in edifici pubblici, privati e commerciali, aumentare il verde urbano, intervenire sulle emissioni delle industrie”.

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