LA RIFORMA DELL’EUROPA

LA RIFORMA DELL’EUROPA

di CARLO VALENTINI

Il cambio di passo dell’Italia verso l’Europa, che pare si stia traducendo in un impegno attivo dopo tanti anni di supina accondiscendenza di tutto quanto veniva proposto da Bruxelles, si risolverebbe in poca cosa se riguardasse solo un po’ più di flessibilità per far fronte all’immigrazione e al terremoto. In realtà l’Europa, anche se la politica italiana finora non se n’è accorta, ha poteri decisionali (e sanzionatori) rilevanti sulla politica finanziaria, industriale e agricola. La mancanza di una strategia nazionale ha finito per penalizzare fortemente il nostro andamento economico. Così la Germania ha salvato e ricapitalizzato le sue banche con aiuti di Stato e quando questo processo è terminato ha promosso il provvedimento europeo che vieta l’intervento pubblico negli istituti di credito. Così il sistema del credito italiano si dibatte ancora in mezzo al guado mentre quello tedesco (a parte la Deutsche Bank) è in salute dopo essere stato curato. Peccato che quella medicina non ci sia più, per chi è arrivato dopo.

Quanto all’industria, è stato calcolato che quella italiana sia l’economia più penalizzata dalle sanzioni imposte alla Russia. Certo, l’Ue ha dovuto pagare pegno alla richiesta degli Stati Uniti ma l’articolazione delle sanzioni è stata fatta in modo da logorare certe economie più di altre.

La politica agricola comunitaria è poi da sempre una spina nel fianco delle nostre campagne. Ed è forse qui che la voce grossa del governo dovrebbe incominciare a farsi sentire, allungandosi oltre l’emergenza. Com’è possibile che l’Europa firmi un accordo con alcuni Stati, tra cui il Sud Africa, che prevede l’accelerazione della progressiva riduzione, fino alla cancellazione nel 2025, dei dazi doganali sulle arance? Le importazioni di arance da questi Paesi sono aumentate di oltre il 20% in tre anni, sia in Italia che in Europa, mettendo a rischio un comparto che conta 80.000 aziende e 130.000 ettari di superfici coltivate. Tra l’altro vi sono state 70 intercettazioni di partite di frutti infetti senza che l’Ue abbia preso provvedimenti.

Non solo. Le decisioni europee hanno portato a una drastica riduzione del patrimonio zootecnico italiano (a vantaggio di quello di Germania e Nord Europa). Ebbene, adesso che i buoi tricolori sono scappati dalle stalle ecco l’Ue varare un pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro a sostegno degli allevatori. Perché adesso e non prima? Per Matteo Renzi c’è davvero tanto su cui lavorare.

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