ECONOMIA. JEAN-PAUL FITOUSSI E L’EUROPA IN DECLINO
Jean-Paul Fitoussi

ECONOMIA. JEAN-PAUL FITOUSSI E L’EUROPA IN DECLINO

 

di CARLO VALENTINI

“Cari amici italiani, avete visto cos’è successo nel Meclemburgo-Pomerania, collegio di Angela Merkel? Potrebbe toccare anche a voi, se non vi date una mossa”. Jean-Paul Fitoussi non ha dubbi: “L’Europa ha sbagliato tutto, le politiche di austerità hanno messo in ginocchio i Paesi, a cominciare da Italia, Spagna e Francia. Il bello è che anche alla Germania non va poi così bene, ha guadagnato tanto dall’euro ed é singolare che adesso accusi gli atri Paesi di avere forti deficit di bilancio quando, in parte, sono stati provocati proprio dalla sua politica nei confronti dell’euro da cui ha tratto vantaggio, ha aumentato la sua competitività, perché l’euro ha impedito la svalutazione delle altre monete come avveniva prima. Nonostante questo la sua crescita nell’ultimo decennio è inferiore a quella dell’ultimo quarto di secolo. La crisi riguarda quindi tutta l’Europa”.

Che consiglio dare a Matteo Renzi?

“Di ignorare totalmente il Patto di stabilità, gli ultimi indici dell’Istat lo debbono fare meditare e decidere di proseguire con le politiche per la crescita, senza tenere conto della posizione della Germania e della Commissione europea. Ovviamente non per sperperare ma per camminare su due gambe: puntare sugli investimenti e sull’aumento del potere d’acquisto attraverso sgravi fiscali o incentivi alle aziende per l’aumento dei salari. Non si può andare in Europa col cappello in mano a chiedere più flessibilità Serve altro. Lo ha già fatto François Hollande, è tornato a casa con un po’ di flessibilità in più ma insufficiente a risolvere i problemi. L’Europa ha bisogno di un massiccio piano di rilancio per evitare di perdere un altro decennio. Siamo davanti a un rischio serio, non c’è alcun motore di sviluppo. Quindi Renzi si deve accordare con Hollande e al prossimo consiglio europeo i due capi di Stato debbono non chiedere ma affermare che le spese per gli investimenti sono considerate al di fuori del patto di stabilità. Rifiutando qualsiasi sanzione. Nessuno vi caccerà dall’Europa. Angela Merkel ha grosse responsabilità ma c’è pure una responsabilità di tutti gli altri capi di Stato che lasciano fare, che hanno abbassato le braccia, che non combattono con sufficiente energia e così si continua a non investire, a lasciare i giovani disoccupati, a impoverire i salari. Che senso ha avere il debito più basso possibile in questo cimitero?”.

Quindi è stato un grosso errore assecondare le politiche di austerità….

“Sì, perché i danni sono stati davvero grandi. La gente ha perso fiducia nella crescita, la disoccupazione è notevolmente aumentata, anche quella giovanile, i ricchi sono diventati più ricchi e la povertà si è estesa. Si fa un gran parlare degli immigrati ma in realtà anche se il problema esiste non è quello che alimenta l’estremismo antigovernativo: in Germania hanno votato contro la Merkel perché l’economia sta soffrendo, in Francia, Marine Le Pen prende voti dalla classe media disorientata dalla lunga stagnazione, in Italia Lega e 5stelle hanno consenso nelle periferie dove la vita è diventata difficile, perfino in Inghilterra il voto sulla Brexit è stato soprattutto contro il governo perché non si deve guardare a Londra, città ricca e forse felice, ma al resto del Paese che langue. Del resto l’Inghilterra non aveva l’euro né il patto di stabilità né Schengen quindi come potevano gli inglesi avercela con l’Europa? Volevano invece dare una lezione al governo. Certo, i partiti estremisti lanciano slogan contro l’Europa e contro gli immigrati, ma il reale malessere è nei confronti di una società in cui gli stipendi sono più bassi d’un tempo, che ha perso fiducia nella crescita e si arrovella su se stessa, sempre più povera”.

Jean-Paul Fitoussi è professore di Economia all’Istituto di studi politici Sciences-Po di Parigi e presiede l’Osservatorio francese sulle congiunture economiche (Ofce). In Italia insegna all’università Luiss (Roma) ed è membro del consiglio d’amministrazione di Telecom e del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa-San paolo. A Bologna ha tenuto una relazione all’assemblea di Confindustria, presieduta dall’imprenditore del packaging, Alberto Vacchi. Assente il presidente nazionale, Vincenzo Boccia. Un chiaro segnale della divisione di cui sta soffrendo l’associazione imprenditoriale: da Bologna era partito Vacchi per subentrare a Giorgio Squinzi. E’ stato bruciato sul traguardo proprio da Boccia, appoggiato da Emma Marcegaglia e dalla parte imprenditoriale più prossima alla politica. Ne è nata una frattura che sta segnando la vita di Confindustria, tanto che Boccia ha disertato l’appuntamento bolognese organizzato dal suo ex-antagonista.

“Sono tempi difficili”, scandisce Vacchi dal palco. E Fitoussi gli risponde proponendo due ricette, alternative: “o ci si attrezza con un governo unico europeo in grado di gestire la politica economica e anche quella della solidarietà oppure si lascia ai governi la libertà di mettere in atto le politiche che ritengono più opportune cancellando il patto di stabilità. Nella storia economica non c’è traccia di una moneta comune senza un governo che la sostenga né di una situazione in cui col voto si può cambiare un governo ma non le politiche perché i vincoli europei non lo consentono. Quindi per salvare in qualche modo l’euro o si costituisce un governo dell’Europa o si lasciano i singoli Paesi liberi di decidere le loro strategie economiche. Voi italiani, per esempio, avete bisogno di investimenti in infrastrutture e non li potete fare ma così state fermi al palo e aumenta il malcontento nella società. E’ una trappola da cui dovete uscire al più presto”.

Fitoussi è da sempre un economista fiore all’occhiello della gauche francese. Ora sembra sottovalutare il problema dell’immigrazione. Lui però tiene a precisare: “La questione è grave e ancora una volta l’Europa è miope, inadeguata. Ma non è questa la malattia che sta colpendo l’Europa. Se con la bacchetta magica tutti gli immigrati se ne andassero, l’Europa si ritroverebbe malata esattamente allo stesso modo perché il virus è la non crescita e non l’immigrazione. Non solo. Questioni gravissime come l’immigrazione se ben gestite possono trasformarsi in opportunità, per la difesa e la sicurezza occorrono grandi investimenti, pagare Erdogan è una stupidaggine, invece venga attrezzata una polizia federale e avviata una vera politica per i migranti, sarebbe un incentivo alla crescita”.

Quanto al referendum costituzionale, l’economista tifa per il sì: “L’Italia ha compiuto passi importanti ma ha l’ipoteca della riforma costituzionale. Il governo Renzi, che personalmente spero duri, non è al sicuro. Il vostro presidente del consiglio ha il merito di avere affermato con chiarezza che l’austerità uccide la crescita e che la Germania sta diventando un freno alle politiche di crescita di cui l’Europa ha un bisogno vitale per poter riconquistare la fiducia dei cittadini. E’ nel vuoto politico, progettuale, lasciato da questa “non Europa” che s’inseriscono i populismi e il risultato del voto dei giorni scorsi in Germania. Renzi può aiutare l’Europa a salvarsi”.

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