FIOM E GRILLINI: IL SINDACATO A CINQUE STELLE

FIOM E GRILLINI: IL SINDACATO A CINQUE STELLE

 

Di CARLO VALENTINI

La Fiom, orfana di quella “coalizione sociale” lanciata in pompa magna da Maurizio Landini ma mai decollata e ormai defunta. cerca sponda nel Movimento 5 stelle. Chiara Appendino sarà l’ospite d’onore della festa dei metalmeccanici Cgil, a Torino. La sindaca ha risposto sì facendo un’eccezione. Ha rifiutato l’invito alla festa Pd e a quella del Fatto Quotidiano s’è limitata a una telefonata, provocando l’ira del direttore Marco Travaglio che stravede per i grillini e quindi l’ha presa come un affronto. Invece domenica 11 settembre (ore 18) salirà sul palco della Fiom e farà una specie di full immersion nella sinistra, ritagliandosi il ruolo di portabandiera dei 5stelle che dialogano con quello schieramento. Col quale si ritroveranno insieme nella campagna referendaria per il no: pentastellati e sellini (oltre alla Lega) sono i più determinati a contrastare la riforma renziana. Insomma, una scelta di campo. L’Appendino dialogherà con Giorgio Airaudo, deputato di Sinistra italiana, Federico Bellono, segretario Fiom di Torino, Gianni Cuperlo, a capo della minoranza Pd.

Non è un caso che la sinistra radicale, al ballottaggio, abbia sostenuto la Appendino contro il candidato Pd, Piero Fassino. Un flirt che è proseguito con l’appoggio ai primi atti amministrativi dell’era-Appendino. La sindaca s’è guadagnata le lodi per essere stata tra le prime a sposare una coppia gay: non appena il parlamento ha approvato la nuova legge, lei con indosso la fascia tricolore ha officiato la cerimonia, tra l’entusiasmo dei vendoliani ma presente (come testimone degli sposi) pure la senatrice Pd, Magda Zanoni, che pare condividere l’opinione di Walter Veltroni, il quale colloca i 5stelle in uno schieramento di sinistra: “Nel voto ai Cinque Stelle c’è tanto voto di sinistra.  È un voto che racconta di uno smarrimento, di una protesta, di una rabbia”.

Pure la decisione di inserire nelle mense pubbliche il pasto vegano ha avuto il plauso della sinistra verde (e la critica di medici e imprenditori alimentari). Lei ha tirato dritto (“La promozione della dieta vegana e vegetariana sul territorio comunale –ha detto- è atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali”) e gli aficionados l’hanno portata in trionfo.

Tanto feeling nella sinistra alternativa e radicale. Lei contraccambia con un’intransigenza sul referendum tanto apprezzata da Maurizio Landini che ha scelto proprio “Le ragioni del no” come titolo del suo intervento alla festa Fiom, giovedì 8 alle 21.

Dice Chiara Appendino: “Il referendum costituzionale non risponde alle esigenze dei cittadini e, soprattutto, non semplifica e non diminuisce i costi della struttura politica e amministrativa. Se questa riforma costituzionale venisse applicata gli effetti sulla nostra Repubblica sarebbero deleteri e ne risentirebbe la partecipazione diretta dei cittadini che non eleggerebbero più i membri del Senato. Come può fare un buon lavoro un sindaco eletto dai cittadini che deve occuparsi anche dell’area metropolitana e in aggiunta nominato nel Senato? Questa riforma proprio non va”.

Quindi nessuno stupore se Landini & Co, alla ricerca di alleati, tendono la mano ai 5stelle, o almeno a chi nel movimento ha un orientamento sinistrorso. Quest’area pentastellata-landiniana è per altro funzionale al progetto anti-renziano di Massimo D’Alema, alla cui chiamata sul fronte del no hanno risposto, per esempio, l’ex-segretario della Cgil di Torino, Luciano Marengo, e l’ex-sindaco di Settimo Torinese ed ex-Pd, Aldo Corgiat, il quale sta costituendo i primi comitati per il no piemontesi di matrice dalemiana, con la convinta adesione anche di militanti grillini.

Quindi un embrasson nous tra la Appendino e la sinistra dentro e fuori dal Pd che dal consiglio comunale si sta estendendo ad altre iniziative politiche. Del resto, è chiaro l’atteggiamento di Bellono. Il segretario della Fiom torinese è assai più accomodante rispetto al passato, quando incalzava e criticava a piè sospinto l’allora sindaco Piero Fassino: “il fatto che la sindaca sia una tifosa juventina – dice- e che arrivi da una famiglia di industriali non può essere una preclusione al dover fare e bene. Le stiamo chiedendo di intervenire su una delle proposte del programma elettorale: quel reddito di cittadinanza per cui anche la Fiom si è battuta e che crede necessario per garantire la dignità di un cittadino. La disoccupazione giovanile è elevata e molti disoccupati di oggi sono persone di 50 anni che faticano a ritrovare un’occupazione”.

E lei di rimando: “Il reddito di cittadinanza è scritto nel programma. E’ uno strumento che serve in questo momento di crisi e come sindaco senz’altro intendo battermi sia a livello locale che nazionale per istituirlo”.

Così riceve i complimenti anche dall’esuberante economista olivettiano torinese Giulio Sapelli: “Il reddito di cittadinanza è una buona proposta . In realtà più che di reddito di cittadinanza si tratta di salario minimo garantito, una formula già applicata in molti Paesi europei, e anche negli Usa dal presidente Barack Obama, sia per gli occupati sia per i precari. Matteo Renzi non dovrebbe snobbarla”. E aggiunge: “La Appendino è una persona per bene, circondata da un gruppo dirigente per bene. La sua elezione segna il passaggio dei grillini da movimento a partito. Loro adesso vogliono governare. Qui come a Roma. Nei Comuni come in parlamento. È questo è un bene per la democrazia”.

Da parte sua Giorgio Airaudo (che dialogherà alla festa con la sindaca) teorizza l’alleanza: “M5s è arrivato al limite dell’ipotesi dell’autosufficienza, che pure è stata decisiva per il loro consolidamento. Ora capiscono che non essere disponibili a produrre coalizioni, dunque alternative, è un limite se non hai il 51%”.

Un idillio che viene da lontano e che è stato uno dei motivi della sconfitta di Fassino, il quale non aveva messo nel conto la cementificazione di questa alleanza, nonostante la cronaca torinese di Repubblica lo avesse avvisato durante la campagna elettorale: “Appendino non si è tirata indietro. Anzi, ha accettato l’invito e si è presentata alle Officine Corsare, il “pensatoio” della sinistra torinese nato cinque anni fa sulla scia delle proteste studentesche dell’Onda. Attorno a un piatto di maccheroni (e poi sulla tribuna con Alessandra Quarta, la giovane ideologa “corsara” già candidata alle Europee per Alexis Tsipras) i componenti del laboratorio politico di Airaudo e la consigliera 5 Stelle si sono annusati e si sono piaciuti”.

L’11 settembre vi sarà un altro rendez-vous. Ma la convergenza fa arrabbiare gli oppositori di Landini all’interno della Fiom, i più duri-e-puri di lui. Come Matteo Carioli: “La Fiom lancia proclami e sparisce dietro alle parole. Venti ore di sciopero spalmate da aprile a luglio non sono servite a nulla, la piattaforma Fiom è debolissima in nome dell’unità con Fim e Uilm”.

Landini rischia di trovare i 5stelle ma di perdere una parte della Fiom. Ma non ha dubbi. Dice: “I benestanti si stanno arricchendo ulteriormente e i poveri lo diventano sempre di più; oggi il lavoro è considerato una merce e alle imprese è permesso fare quello che vogliono per legge. La gente non ne può più, un tempo quei voti di protesta finivano alla sinistra quando esisteva, ora quando i socialdemocratici vanno al governo fanno peggio del centrodestra, per forza poi la gente vota il Movimento 5 Stelle che con tutti i suoi difetti rappresenta l’unico baluardo contro lo stato attuale”.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*