SCISMA IN CONFINDUSTRIA. SE NE VA IL VICEPRESIDENTE

di CARLO VALENTINI

Come Sergio Marchionne, Se n’è andato da Confindustria sbattendo la porta. E siccome Gianluca Sghedoni, 49 anni, è tra gli imprenditori di punta del modenese (in pochi anni ha sviluppato un impero, il gruppo Kerakoll, sede a Sassuolo, che fattura 340 milioni con 15 filiali all’estero) la sua decisione sta terremotando l’associazione confindustriale. Anche perché era vicepresidente a Modena, è stato un grande elettore di Alberto Vacchi e non ha digerito la sconfitta dell’imprenditore che voleva modernizzare (e “privatizzare”) la Confindustria, con la vittoria invece di Vincenzo Boccia, che non ha voluto dare spazio agli sconfitti nella squadra che governerà l’associazione. Lo strappo è quindi di quelli che si fanno sentire anche perché è la spia di un forte disagio: sembra che altri stiano per seguire l’esempio di Sghedoni e comunque l’organizzazione degli imprenditori mai è stata divisa come ora.

Il j’accuse è duro: “Negli ultimi anni – dice Sghedoni- Confindustria è diventato più un ente politico che una rappresentanza delle imprese”.

Egli invita allo scisma le aziende sane e dinamiche, quelle non legate al potere politico e che hanno incominciato a rumoreggiare verso un’associazione che chiede quote annuali rilevanti senza offrire, a suo dire, adeguati servizi di supporto alle aziende. Quindi lui è stato tra gli artefici della semplificazione e dell’efficientizzazione con l’unificazione delle sedi confindustriali di Bologna, Modena e Ferrara ma sostiene che non è sufficiente: quella che nascerà, Confindustria Emilia, si dovrebbe unificare con Assolombarda e col Veneto. Nascerebbe così uno zoccolo duro nel cuore dell’Italia produttiva che diventerebbe in nuce la Confindustria proposta da Vacchi e Sghedoni, pronta a mettere all’angolo Boccia & Co.

Fino all’altro ieri, egli era vicepresidente di Confindustria Modena. Il presidente Caiumi non è riuscito a trattenerlo: “Sono davvero dispiaciuto. Le motivazioni che lo hanno portato a questo drastico passo riguardano prevalentemente accadimenti che toccano la sfera nazionale della nostra associazione. Non ha gradito l’avvicendamento al vertice del nostro sistema. Ritiene che non rappresenti il vero mondo dell’impresa. In tutti questi anni abbiamo lavorato insieme per rendere la nostra associazione un vero punto di riferimento per le imprese, una realtà che le accompagna nei processi di crescita e ne favorisce la competitività. È pur vero che anche il nostro sistema associativo ha bisogno di mutare in profondità Ma non è con il disimpegno che si contribuisce a migliorare il sistema delle imprese. Sono fermamente convinto, invece, che il cambiamento vada introdotto dall’interno”.

Dopo qualche anno di lavoro in comune le strade si sono separate. Secondo Sghedoni non ci sono le condizioni per modificare dall’interno l’assetto di Confindustria. Dice: “Confindustria in questo momento non rappresenta il mondo delle imprese. E’ un ente politico, burocratizzato, mandato avanti da persone che pensano solo a mantenere i propri privilegi. E’ stato eletto Boccia, che non rappresenta le imprese. Allora se devo pagare una quota per non ricevere nulla in termini di servizi, penso soprattutto al supporto all’esportazione e ai nuovi mercati, alla contrattazione, e così via, e non mi riconosco nell’immagine dell’organizzazione, che ci sto a fare? Se anche altre aziende rifletteranno e seguiranno il mio esempio forse si arriverà a una presa di coscienza sull’utilità della Confindustria”.

Insomma, un de profundis. Alberto Vacchi s’è ritirato in buon ordine. Ha mantenuto la promessa: se perdo non voglio incarichi di consolazione. E tutto il sistema confindustriale che lo aveva sostenuto è con l’amaro in bocca. Ci sarà il fuggi-fuggi? Oppure è già incominciato? A L’Aquila se n’è andata la Foundry, ex-Micron, 1600 dipendenti. “Abbiamo necessità di autonomia di pensiero e di movimento rispetto a come codesta associazione si è mossa recentemente ai suoi vari livelli”, ha scritto l’amministratore delegato Sergio Galbiati nella lettera d’addio. Ma la lista è lunga: fuori dall’associazione sono andati, tra gli altri, oltre alla Fiat di Marchionne, Finmeccanica, Morellato. le Cartiere Paolo Pigna, Nero Giardini, il re dell’eolico siciliano Salvatore Moncada, l’Assobalnear e la ceramica più grande d’Italia, Marazzi. Un piede fuori l’ha Guido Barilla che in un’intervista si è espresso così: “Confindustria deve rimettere al centro il prodotto, l’industria manifatturiera. Così come è oggi l’organizzazione non funziona: era nata per sostenere le imprese di prodotto, che questo fosse l’auto, la pasta o i tessuti; adesso, invece, è diventata rappresentante anche di interessi contrastanti, come quelli delle aziende di servizi alle imprese e delle utilities, inciampando in un continuo e concreto conflitto d’interesse”.

Sghedoni è quindi in buona compagnia. Il fatto è che lui è anche un punto di riferimento in quanto imprenditore dinamico, che innova e investe. La Kerakoll ( il nome deriva da keramikos, che in greco significa ceramica e colla) fu fondata dal padre, Romano, nel 1968, in piena contestazione: un gesto di grande coraggio considerando quei tempi. Lui è entrato nel 2000 e ha aggiunto alla produzione di colle e adesivi quella di prodotti ecosostenibili per l’edilizia. Spiega: “Quando ho acquisito un’azienda italiana specializzata nella posa di parquet e linoleum mi sono reso conto che il materiale più naturale del mondo, il legno, era incollato con solventi che rilasciavano nell’aria sostanze inquinanti. Ho chiesto ai miei laboratori di sostituire queste sostanze con l’acqua. All’inizio mi hanno detto che era impossibile, poi è stata trovata una soluzione. Oggi siamo leader mondiali per la posa a base d’acqua. Da qui è iniziato il nostro percorso verso i prodotti ecocompatibili, l’efficienza energetica e la qualità costruttiva degli edifici. Nel Green Lab, inaugurato a fine 2012, 100 ricercatori lavorano a tempo pieno su questi concetti”.

In questi giorni è iniziata una campagna pubblicitaria in tv, all’interno delle partite degli Europei, protagonisti Claudio Bisio e Paolo Cevoli. Poi un’iniziativa rivolta ai giovani: “Do molta importanza alla ricerca dei talenti- dice – ritengo che la grandezza di un’azienda sia direttamente proporzionale al livello delle persone. Negli ultimi 20 anni ho fatto circa 2.500 colloqui di lavoro. Adesso ho lanciato il progetto Kerakoll4talent (www.kerakoll4talent.com): cerco giovani under 26, senza nessuna esperienza, da assumere e formare per avviare alla carriera di manager internazionale”.

La qualità più importante che cerca in un giovane? “L’entusiasmo verso l’innovazione- risponde. – Alla base del fare impresa c’è, o almeno ci dovrebbe essere, il pensiero costante su come essere diversi. E alla base di questo pensiero, di questa diversità c’è l’imprenditore: che non dovrebbe mai essere un conservatore, ma un provocatore di cambiamenti”.

Il suo concorrente diretto (e assai più forte per fatturato) è Giorgio Squinzi (marchio Mapei) ed è l’ironia della sorte: Squinzi è stato presidente di Confindustria, Sghedoni se n’è clamorosamente andato dalla porta principale. “Non mi sono dimesso quando al vertice c’era Squinzi- dice- perché non volevo si insinuasse che lo facevo contro un mio concorrente. Ma già d’allora non condividevo la gestione confindustriale. Poi è arrivata la speranza che Vacchi, un vero imprenditore, imprimesse l’indispensabile rinnovamento. Invece ha vinto il tran-tran e allora ho tolto il disturbo e vedrà che altri lo faranno”.

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