IL CONVEGNO 2016 DEI GIOVANI DI CONFINDUSTRIA

Di CARLO VALENTINI

I commercianti (ieri all’assemblea Confcommercio) hanno borbottato quando Matteo Renzi ha indicato negli 80 euro una delle misure-clou del governo per ridare slancio all’economia. Ma quando ha giurato che non aumenterà l’Iva s’è beccato l’applauso. Oggi si ripete. Alle 18,30 al convegno dei giovani di Confindustria all’hotel Miramare di Santa Margherita Ligure (Genova), con cena di gala (questa sera) a Villa Durazzo. Il presidente del consiglio riceverà un’accoglienza migliore? Dice il capo dei Confindustrialini, Marco Gay: “Deve aprirsi una grande stagione di riforme che riguardano l’economia, finita la stagione delle riforme istituzionali. Siamo ai primi segnali di ripartenza, per avere ripresa bisogna che ci sia molta più visione complessiva e una politica industriale che parta dal territorio: poi si prendono le best practice e diventano politica industriale del Paese per i prossimi dieci anni”.

Un po’ di pepe sulla coda del governo ma anche delle città e per questo accanto a ministri e politici di varia estrazione sono stati invitati e hanno aderito d’acchito, col ballottaggio alle porte, i candidati sindaco di Roma, Milano, Napoli e Torino. Spiega Gay: “La politica deve condividere di più con i cittadini, e lo dimostra la bassa affluenza delle elezioni amministrative del 5 giugno. Le città sono fucine di politica industriale, soprattutto quando a livello nazionale non si riesce ad esprimere un progetto di lungo periodo. Per questo abbiamo invitato i candidati sindaco, per capire qual è la loro visione di sviluppo delle imprese e del territorio”.

Aggiunge: “Ottomila sindaci, dal Brennero a Lampedusa, trasformano i borghi storici nelle smartcity del Duemila, popolano di coworking le aree industriali dismesse, connettono i cittadini con la mobilità intelligente e la banda larga. È la rivincita del territorio sulle ideologie, dell’esperienza sulla teoria, del risultato sull’annuncio. E’ la trasformazione dell’eccellenza della politica amministrativa in politica industriale, rendendo le vecchie periferie nuove capitali della crescita”.

Quello che non ti aspetti: il federalismo in salsa confindustriale. In ogni caso saranno due intense giornate di politica, che cadono in un periodo assai caldo per via delle elezioni comunali. Si parte alle 10 con la relazione del giovane presidente, poi Stefano Bonaccini, Roberto Maroni, Graziano Delrio, Piercamillo Davigo, Marco Lavazza, Fabio Gallia, Anna Maria Madia. Domani: Federica Mogherini, Ivan Scalfarotto, Emma Marcegaglia, Andrea Orlando, Vincenzo Boccia. Gran cerimonieri: David Parenzo (Radio24 e La7) e Ferdinando Giugliano (Repubblica). Il manifesto del convegno riproduce la foto coi giovani sopra il muro di Berlino nei giorni dell’abbattimento: “La caduta del muro–dice Gay- ha rappresentato una grande conquista, dalla quale si sono iniziati a costruire gli Stati Uniti d’Europa. Oggi quel simbolo evoca un passato che purtroppo per alcuni aspetti sta tornando. Noi vogliamo dirlo ad alta voce: non è pensabile costruire barriere che limitino le libertà, delle persone e del mercato”.

Non a caso Gay ha firmato un documento insieme al presidente della Junge Industrie (Austria), Therese Niss: “È indubbio che l’immigrazione incontrollata sia un problema – è scritto nel documento- e che l’Unione debba affrontare seriamente la questione della messa in sicurezza dei suoi confini. Reintrodurre le frontiere non è però la soluzione. Tra l’altro questa reintroduzione avrebbe seri costi aggiuntivi per i bilanci statali, arrivando a toccare 18 miliardi di euro l’anno. Populismi e nazionalismi alimentano la paura e minacciano alla base le fondamenta dell’integrazione e del mercato unico. Bisogna pertanto opporsi a questa tendenza, proponendo al contrario maggiore cooperazione tra Stati Membri per cercare di risolvere insieme il problema”.

Chissà cosa ne pensa il governatore della Lombardia, il leghista Maroni, che interverrà oggi alle 11,10. Gay però all’Europa non risparmia un rimbrotto: “La flessibilità di bilancio, introdotta con il Patto di stabilità e crescita, è stata ideata per incentivare l’attuazione di importanti riforme strutturali da parte degli Stati. Ma la deviazione del prodotto interno lordo dagli obbiettivi di bilancio è consentita solo nella misura massima dello 0,5%, essa è permessa per un solo anno e solo se l’anno successivo alla richiesta verrà avviato il processo di recupero dalla deviazione che è da completare entro 3 anni. Insomma, una clausola decisamente restrittiva che non incentiva quelle riforme che comportano costi superiori alla soglia consentita e soprattutto protratti negli anni (come ad esempio per il Jobs act). Imporre politiche restrittive subito dopo l’introduzione di nuove riforme non solo rischia di azzerarne gli effetti positivi ma contribuisce anche ad aumentare la percezione di costi sociali troppo elevanti”.
Sono attesi duemila giovani imprenditori, che premieranno (con 100 mila euro) il progetto di startup più interessante. E’ scritto nel bando: “Ogni brevetto è stato un esperimento. Ogni multinazionale è stata una startup. In Italia qualcuno si mette in gioco e riesce, ogni giorno. Sono i grandi visionari, quegli sconosciuti che lavorano senza arrendersi. Sono le donne e gli uomini che non danno per scontato il futuro. Sono quelli che si sentono così giovani da non poter aspettare”.

Quindi, viva le startup. Del resto Gay fa parte del tassello innovativo del mosaico imprenditoriale italiano. Torinese, ha 40 anni, che è il limite massimo (dai 18 ai 40 anni) per far parte dell’organizzazione, che ha 13 mila associati, i quali debbono avere responsabilità di gestione in aziende iscritte alla Confindustria. L’azienda di famiglia è la Proma- Saint Gobain abrasivi (settore metalmeccanico). Lui però è entrato nella web technology ed è al vertice di Digital Magics, piattaforma per il digital made in Italy.”La sfida- dice- è coinvolgere le forze più vitali del Paese per la costruzione di un nuovo modello competitivo che abbia lo stesso potenziale di crescita che l’Italia ha conosciuto nel suo recente passato”.

Sono 5.300 le startup operative, con 23 mila addetti. È il patrimonio che può vantare l’Italia: “Un tesoretto –dice Gay- che merita di essere valorizzato perché all’interno di esse battono migliaia di cuori di altrettanti imprenditori che possono rappresentare il fulcro del tessuto industriale nazionale del futuro”.

Per questo preannuncia che tra le priorità che sottoporrà a Renzi vi è la banda larga: “Sono troppi anni che parliamo di digital divide, sono troppi anni che si dice che si farà la banda larga. Questo è il momento di agire, Dobbiamo essere un Paese che passa dal debito all’equity. Due possono essere gli strumenti: abbiamo 4mila miliardi di risparmio privato in Italia, se fossimo in grado di utilizzarne un 1%, anche attraverso strumenti di defiscalizzazione, avremmo quasi una finanziaria a disposizione, in secondo luogo, bisogna riuscire a utilizzare i fondi pensione per investimenti nell’economia reale del Paese così come succede negli Stati Uniti”.

Matteo Renzi è atteso al varco.

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