IL GRILLINO CONDANNATO E ASSOLTO

di CARLO VALENTINI

Assolto perché il fatto non sussiste, con in più nella sentenza di proscioglimento i complimenti per la correttezza del proprio comportamento. Ma intanto il presunto reprobo è stato espulso dal suo partito, il movimento 5 stelle, additato dal blog grillesco alla pubblica esecrazione, linciato politicamente. La vittima di questo giustizialismo è Andrea Defranceschi, ex-consigliere regionale. Uno dei tanti che potrebbero raggiungere il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, se al termine della lunga meditazione che Beppe Grillo ha in corso fosse espulso.

Per i 5stelle, in Emilia, è una débâcle. Si ritrovano con un sindaco, a Parma, in odore di eresia e di espulsione, un candidato-sindaco a Bologna imposto dall’alto e senza le tanto sbandierate primarie in rete che i sondaggi indicano lontano anni-luce dall’avversario ricandidato sindaco Pd e forse dietro pure al candidato leghista, un espulso dichiarato innocente che ora porterà in tribunale i suoi ex-amici che lo hanno killerato, a cominciare proprio dal candidato-sindaco di Bologna, Massimo Bugani, plenipotenziario di Grillo (e Casaleggio) in terra emiliana. “Sì- dice Defranceschi- ho già depositato in procura una querela per diffamazione aggravata. Bugani ha rilasciato varie interviste affermando che “i nostri consiglieri regionali per farsi belli e farsi vedere pagavano per andare in tv” e che “loro dovevano restituire una parte dei soldi che percepivano al movimento e noi non abbiamo visto una lira tant’è che poi oggi questi due signori hanno aperto due meravigliose attività, allora la battuta è che hanno effettivamente finanziato la piccola e media impresa, la loro….” . Poiché io non ho mai pagato per farmi intervistare in televisione e il mio extrastipendio è sempre stato gestito da un conto dedicato, col quale sono state finanziate unicamente le iniziative autorizzate dall’assemblea regionale del Movimento e ogni centesimo è stato regolarmente rendicontato ho deciso di querelare e chiedere i danni, ci vedremo in tribunale”.

Davvero una guerra stellare. Bugani, impegnato nella campagna elettorale, ribatte: “Di solito, quando una persona tocca il fondo si ferma e prova a risalire. Ma vedo che in questo caso si preferisce continuare a scavare, e andare ancora più giù. Sul periodo 2010-2014, al Movimento sarebbero spettati più o meno 200.000 euro: non li abbiamo mai visti. Lui ora prova a danneggiare il nostro lavoro verso le elezioni, ma è solo un buco nell’acqua”.

Non male tra ex-colleghi di un movimento che predica la democrazia dal basso. Nella scorsa legislatura regionale i 5stelle ottennero in Emilia-Romagna due consiglieri. Al termine, non ne avevano neppure uno. Il primo, Giovanni Favia, venne espulso perché in un fuorionda trasmesso da Michele Santoro espresse perplessità sulla gestione verticistica del movimento e la mancanza di democrazia interna. Il secondo, Andrea De Franceschi, si ritrovò invischiato insieme a tutti i capigruppo in un’indagine della Corte dei conti che si concluse con una condanna amministrativa per un presunto uso dei fondi regionali assegnati ai gruppi politici per finalità estranee alla loro attività, tra queste il pagamento a una tv privata per essere invitati ai talk show dell’emittente. Il bello è che l’inchiesta partì da un esposto dello stesso Defranceschi, che poi si ritrovò pure lui indagato.

Arrivata la sanzione, egli venne radiato dal movimento. Dice: “Scrissi e telefonai a Grillo e a Casaleggio per settimane per risolvere la questione, ma non ricevetti risposta. Così sono stato espulso (nemmeno sospeso) per una condanna amministrativa in attesa di ricorso, senza che questa ennesima nuova regola sia scritta, condivisa e votata da nessuna parte. In compenso nessuno si mosse nei confronti del consigliere regionale del Piemonte che pagava per intervenire nei telegiornali”.

Insomma, due pesi e due misure. Com’è avvenuto con Pizzarotti e il sindaco di Livorno, il primo investito da uno tsunami per un avviso di garanzia, il secondo perdonato.

Per colpa di quell’inchiesta e dei conseguenti sommovimenti all’interno dei 5stelle locali, con le fazioni in lotta forse anche per prenderne il posto, Defranceschi ha abbandonato la politica. E ora che è stato riconosciuto innocente si sfoga: “E’ finito così, come un castello di carte al primo soffio di vento, un calvario di anni. Chi mi conosce sa che non sono il tipo che spiegherà cosa ho passato e cosa mi è costato, in tutti i sensi. Un anno e mezzo fa questa indagine basata sul nulla mi ha impedito di ricandidarmi. Per la gioia e il vantaggio di molti, dentro e fuori il Movimento. Che non vedevano l’ora di liberarsi di me. La coerenza, l’onesta e il coraggio di dire la verità e non guardare in faccia a nessuno, sono caratteristiche scomode in questo Paese. Il mio pensiero va a chi mi ha attaccato, deriso, offeso, umiliato. Ai voltagabbana che prima ti riempivano di pacche sulle spalle e complimenti, per poi pugnalarti alle spalle. A quelli che mi hanno tolto l’amicizia da Facebook o che dalle loro pagine sono arrivati persino a offendere mia madre. A quelli che per la strada mi hanno tolto il saluto”.

La Corte dei conti nell’ottobre 2014 condannò sette capigruppo. A Defranceschi chiese la restituzione di 7 mila euro. Secondo i magistrati contabili vi era stata “un’ evidente illegittimità dell’impiego di risorse pubbliche. Il danno all’erario si sostanzia dunque nella non conformità e nella illegittimità della spesa”.

Sentenza ribaltata in appello dove il giudice addirittura scrive che la “politica di trasparenza inaugurata dal M5S in Emilia-Romagna ha preceduto l’indagine sulle spese dei gruppi e si è posta in sintonia con la stessa”. Una gestione, prosegue il magistrato, “scevra da sprechi che ha avuto un esito di risparmio complessivo di cui dà atto la stessa polizia giudiziaria”. Tanto che sui fondi vincolati alle esigenze di funzionamento, il gruppo “ha realizzato un risparmio – conclude il giudice- di poco inferiore ad un terzo della contribuzione”.

L’ex-consigliere regionale finito nel tritacarne giudiziario ne è uscito con le ossa (politiche) rotte ma vittorioso. Chissà se Beppe Grillo avrà il tempo di dedicargli due righe sul suo blog.

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