SANZIONI CONTRO LA RUSSIA: LEGA E 5STELLE

di CARLO VALENTINI

 Matteo Salvini e Beppe Grillo in marcia, a braccetto, verso Bruxelles, issando la bandiera rossa. “Solo degli stupidi, a Bruxelles e Roma hanno potuto introdurre sanzioni economiche contro la Russia. Chi paga i nostri produttori? Renzi? La Merkel?” E Grillo: “ Il governo italiano avrà il coraggio di ammettere che va reimpostata la nostra politica estera, affrontando finalmente l’Unione europea affinché questa faccia il bene dell’Europa e non dell’America?”

Leghisti e grillini insieme, appassionatamente. Per Luca Zaia, plenipotenziario di Salvini e governatore leghista del Veneto, Matteo Renzi “è molliccio”. Si riferisce allo scarso impegno (secondo lui) del presidente del consiglio per abrogare le sanzioni economiche contro la Russia. Perciò sarà il Veneto ad andare a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo e, se necessario, a fare uno strappo internazionale ed autorizzare le proprie imprese ad esportare verso Mosca. Insomma, o Bruxelles prende atto che le sanzioni non servono più o Renzi si muove e mette il veto sul prolungamento delle sanzioni da parte dell’Ue o il Veneto farà da solo e con una delegazione ufficiale porterà le aziende in Russia a fare affari. Spiega Zaia: “La Regione non ha facilmente il potere di contrastare decisioni ufficiali assunte dall’Ue e convalidate dal governo italiano. Al quale, e non una sola volta, ho manifestato tutte le conseguenze che queste sanzioni stanno avendo per le nostre aziende nell’unico settore, l’export, che ha resistito alla crisi. Stiamo studiando a livello legale un ricorso in sede europea e nazionale per eliminare le sanzioni”.

Gli fa eco il presidente del consiglio regionale del Veneto, il leghista Roberto Ciambetti: “Nei giorni scorsi ho rimarcato con forza a Christopher Jester, nuovo consigliere per gli affari economici del consolato Usa di Milano venuto in visita nel Veneto, che la politica delle sanzioni verso la Russia va assolutamente rivista se non cancellata del tutto. Lombardia, Emilia e Veneto, cioè le tre regioni che sostanzialmente reggono i conti pubblici italiani, sono anche quelle maggiormente penalizzate dalle sanzioni. Il Veneto, da solo, ha perso nel 2015 oltre 688 milioni. Le province di Belluno, con -36 %, e Vicenza, con – 28.5%, sono state particolarmente colpite, ma è soprattutto il padovano a segnare una contrazione di – 50% dell’export verso la Russia. L’ultima proroga per sei mesi decisa in dicembre appare chiaramente inutile se non dannosa sia per l’economia europea sia per le strategie di intelligence contro  l’Isis che va combattuta con una rete di cooperazione”.

Gli imprenditori veneti hanno un diavolo per capello. In tempi di crisi perdere quote di export è dura. Perciò la Lega cavalca il malcontento. Un altro leghista, il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, ha presentato una risoluzione che sarà votata il 17 maggio. Prevede che “la Regione del Veneto promuova la costituzione di un comitato contro le sanzioni alla Federazione russa, per il riconoscimento del diritto di autodeterminazione della Crimea e per la difesa delle nostre produzioni”.

Dice Valdegamberi: “vi è pure un danno indiretto, molto grave e spesso taciuto, cioè il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, a partire da latte e frutta. Vi sono Paesi dell’Est che prima esportavano nella Federazione russa e oggi che quelle esportazioni non sono più possibili riversano i loro prodotti all’interno dei mercati dell’Ue mettendo in una grave crisi i produttori italiani che hanno costi di produzione maggiori degli altri. Tali danni non sono mai stati quantificati ed è per questo che si può affermare che nel Veneto la stima vera, tra danni diretti e indiretti, può superare il miliardo di euro. La società veneta non comprende le ragioni di questa crisi, non ne trova le motivazioni e non è più disposta a sopportarne i costi”.

La mozione è condivisa anche dal presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, che da oltre vent’anni rappresenta in Russia l’importante gruppo bancario: “ La risoluzione, se approvata dal consiglio regionale, politicamente sarebbe molto importante, un segnale che viene da una delle regioni italiane più ricche e penso che non potrà essere ignorata. Quella del Veneto in Italia, come quella della Baviera in Germania sarebbero novità di rilievo sul piano politico. Renzi non ha nascosto la sua contrarietà alle sanzioni. Questo mi fa sperare che la sua posizione sarà contraria anche quando dovrà votare, e spero che non sia il solo”. Oltre alla Baviera anche la Francia, l’Ungheria e l’Austria si sono schierate contro le sanzioni. A metà giugno in occasione del summit dei Capi di governo dell’Ue  si dovrà prendere la decisione se prolungarle per un altro anno. “Sarebbe una iattura- ha scritto in un documento la Confindustria veneta. -Gli imprenditori italiani vanno in giro per il mondo a vendere il made in Italy ma l’Europa deve metterci nelle condizioni di farlo. Chiediamo al governo di lavorare a una soluzione europea che ponga fine alle sanzioni e per una maggiore autonomia del nostro Paese”.

Aggiunge Zaia: “Dopo anni spesi nel cercare dei canali privilegiati con i mercati russi non è facile ora tentare di sopperire agli errori del governo, troppo pronto nei confronti dell’Europa sulle scellerate sanzioni. Le nostre imprese hanno internazionalizzato, assumendo costi propri, ma c’è un governo che blocca tutto perché ha deciso che siamo in guerra con la Russia”. In Italia l’export verso la Russia nel 2015 si è fermato a 7,1 miliardi di euro, cioè -25% rispetto all’anno precedente. In calo anche le importazioni del 17,5%. A perdere sono stati i principali comparti del made in Italy  come l’agricoltura e la pesca (che hanno raggiunto -73%), i prodotti alimentari (-33,9%), il tessile e l’abbigliamento (-30%), i mezzi di trasporto (quasi il 40%). “Questo embargo –dice l’eurodeputato della Lega, Lorenzo Fontana–  è un dramma per le nostre imprese e per chi vi lavora. Ci sono aziende che hanno ridotto fatturato e personale a causa dell’embargo; ed è in atto un preoccupante ridimensionamento di molti settori strategici. Io mi domando: cui prodest? Di sicuro non a noi. Per questo è importante riprendere il filo del dialogo con Putin e la Russia, che è Europa per legami economici, ma anche per storia e cultura”.

In prima fila a sostenere l’offensiva leghista sono, in Veneto, i 5stelle, con Grillo che ha ripetutamente ospitato sul suo blog appelli anti-sanzioni. “Dobbiamo difendere la manifattura italiana, e veneta in particolare, dalle scelte diplomatiche dell’Ue rispetto alla Russia. Non possiamo più aspettare, l’Italia deve farsi sentire: le sanzioni contro Mosca vanno tolte subito- scrivono su Facebook i parlamentari veneti grillini. – Si tratta di misure che hanno fiaccato il tessuto produttivo senza conseguire alcun risultato dal punto di vista diplomatico. I numeri sono allarmanti, occorre  subito un cambio di passo che il governo marionetta dei poteri forti non può e non sa fare”.

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