DA WALL STREET AL CARCERE, POI TANTE SCUSE

Di CARLO VALENTINI

“Wall Street era il mio sogno realizzato, alle 22 ero ancora in ufficio, guardavo i grattacieli che mi circondavano e tanta gente ancora al telefono, dicevo: questo è il mio mondo. Ero al centro dell’universo. Altri tempi, oggi è cambiato tutto”.

Un cambiamento davvero brusco quello di Luca Longobardi, 45 anni, napoletano, passato da Wall Street al carcere e definito sui giornali di mezzo mondo il “banchiere della mafia” (titolo di un quotidiano milanese: “Preso Longobardi, il boss che ha sposato la miss”) e poi prosciolto con molte scuse. Una vicenda tanto assurda che sta per diventare un film e lui stesso partecipa alla sceneggiatura. Dice: “Ero partito dall’Italia nei primi anni 90 con uno zainetto in spalla e tanti buoni propositi in perfetto stile “La ricerca della felicità ” di Gabriele Muccino, poi grazie ai molti sacrifici e, me lo lasci dire, a un pizzico di bravura ero riuscito a entrare in un’importante merchant bank americana e dopo un po’ a organizzarne una io. Lavoravo con successo a Wall Street e appunto per lavoro mi recai in Brasile. Qui, prima di ripartire, andai al consolato americano di San Paolo per il timbro necessario al ritorno negli Usa. Mi fecero attendere alcune ore, poi arrivò un agente dell’Fbi insieme a un poliziotto brasiliano e mi dissero: lei è in arresto, ricercato dall’Interpol, l’accusa è il riciclo dei soldi della mafia e per di più latitante. Un’accusa che fa rimbalzare la notizia in Italia attraverso l’Ansa ed è pubblicata da molti giornali, addirittura vengo inserito nella lista degli arrestati per mafia nel sito dei “servizi per la sicurezza italiani”, un sito ufficiale del governo, che poi in seguito mi rimuoverà. Ma ormai la frittata è cucinata.

Domanda. Però qualcosa avrà fatto….

Risposta. Nulla. Avevo costituito una banca d’affari, la State Capital, specializzata in fusioni, acquisizioni e investimenti nelle nuove tecnologie. Avevo uffici in Italia, a Miami, New York, e in Brasile, il Paese della mia ex-moglie, Maria Joana Parizotto, che è stata miss Brasile (nel 1996). Come potevano considerarmi latitante se vivevo e lavoravo negli Usa ed ero regolarmente iscritto al registro degli italiani residenti negli Stati Uniti? E perché reati valutari? Un cliente, il consorzio confidi Cofiart,  aveva investito con noi 800 mila dollari ma il denaro era transitato da banca a banca e avevamo svolto tutti i normali accertamenti sulla sua provenienza, quindi nulla di oscuro.  Cercai di spiegare, assicurai che potevo presentare documenti, ma non mi ascoltavano, mi fecero vedere la richiesta di estradizione che proveniva dall’Italia e mi ritrovai in carcere, coi giornali che mi  definivano “il banchiere dei clan”. Arrivai in Italia e dopo un mese la mia posizione venne archiviata perché, cito le carte: “la partecipazione soggettiva di Longobardi risulta, alla luce di quanto successivamente emerso e dalle dichiarazioni dei co-indagati, piuttosto dubbia” e “gli indizi a suo carico non hanno trovato conforto in ulteriori elementi di prova”. Insomma, si sono sbagliati. L’avventura giudiziaria era finita ma la mia vita, personale e professionale, era distrutta.

  1. D. Il sogno americano svanito bruscamente…
  2. R. La mia vita è stata influenzata da Raffaele, mio nonno. Mi ricordo ancora quando da ragazzino ascoltavo i suoi racconti sull’America, è lì che ho ereditato la volontà di perseguire il mio sogno americano. Peccato il brusco risveglio per colpa di una giustizia italiana ingiusta. Non voglio compassione, non voglio aiuto, non chiedo niente, voglio solo quello che mi appartiene: la mia dignità.
  3. D. Che cosa le è rimasto dell’esperienza nelle carceri?
  4. R.  Il carcere, per un uomo onesto, equivale alla sepoltura della dignità. Io ho sempre cercato di trarre esperienza da tutti gli episodi che ho vissuto, belli o brutti che siano. Ma è dura ricominciare da capo quando la caduta è stata determinata da qualcosa di assolutamente irrazionale. La mia posizione è stata giudiziariamente archiviata ma quello che ero riuscito a costruire sul piano professionale è andato distrutto.
  5. D. Insieme alla storia professionale è finita anche quella familiare.
  6. R. Sì. Sono convinto  che la forza della moderna società risieda nella famiglia. Purtroppo non sono stato in grado di mantenere insieme la mia, anche per colpa di questa vicenda. Io e Maria Joana abbiamo avuto una storia unica e travolgente, sono nate due figlie, Julia di 14 anni e Raffaella di 10. Cerco di fare il padre nel migliore dei modi.
  7. D. Cosa ne pensa della giustizia italiana?
  8. R. Dopo quanto mi è successo prendo con  molta cautela le notizie di vicende giudiziarie eclatanti, che del resto a volte finiscono nel nulla. La mia esperienza è stata fortemente negativa. Ho una causa in corso per ingiusta detenzione, se otterrò, come penso, un risarcimento, lo devolverò all’associazione non governativa Water For Africa, di cui sono consigliere.
  9. D. Chiusa la mercant bank su cosa si sta impegnando?
  10. R. Ho ancora un fondo di venture capital negli Stati Uniti e sto aprendo un concept unico nel settore della ristorazione, in un loft di 150 metri quadrati a Londra, dove condividere cibo, esperienze e lifestyle. Ormai ho salutato l’Italia e vivo prevalentemente a Londra.
  11. D. Oltre al film, lei ha scritto anche un libro autobiografico, titolo “Per tutti ero il ‘banchiere dei clan’”, tradotto pure in inglese, ‘”Branded The Mafia’s Banker”. Perché ha voluto raccontare la sua avventura?
  12. R. Ho scritto quel libro pensando alle mie figlie. Credo abbia un valore propedeutico, nel senso che cerco di spiegare, anche alla luce della mia esperienza, il modo più opportuno e positivo di approcciarsi alla vita. Le decisioni sono troppo spesso influenzate dal timore e dalla paura. Invece bisogna correre il rischio di farsi apprezzare o criticare, anche se possono succedere sgambetti come quello che ho vissuto.

La decisione è nostra e occorre scegliere se seguire la paura oppure fare ciò che ami. Io ho sempre scelto la seconda strada, neanche il carcere mi ha fatto cambiare idea.

04.04.2016

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