LA BUROCRAZIA E IL PIL

Di CARLO VALENTINI

Al dolore per la perdita del padre si aggiunge il carico soffocante della burocrazia. Il genitore aveva sottoscritto una polizza per il rimborso delle spese del funerale. L’ente è stato assorbito dall’Inps e di quella polizza si sono perse le tracce: telefonate al call center, file negli uffici, indicazioni sbagliate. Come finirà? Poi c’è la faccenda dell’Asl, che aveva messo a disposizione del padre un letto ortopedico. IL figlio lo deve (e vuole) restituire. Da due mesi l’azienda sanitaria non riesce a dirgli cosa deve fare.

Ordinaria burocrazia. L’ultimo a promettere di riformare questo sistema è il ministro Marianna Madia: “abbiamo approvato già in via preliminare 11 decreti legislativi, vogliamo costruire uno Stato semplice, universale, che non discrimina e non nega opportunità”. Prima di lei vi erano state le sceneggiate delle leggi bruciate in piazza da un altro ministro, Roberto Calderoli.

Il fatto è che mentre il ministro Madia fa sfoggio di buone intenzioni la burocrazia, impassibile, continua a guadagnare posizioni. Nuove norme sono state varate per la risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro: talmente farraginose che nessuno potrebbe più dimettersi, tanto da fare infuriare il presidente delle piccole imprese di Torino: “Il carico di burocrazia che grava sulle imprese e sui lavoratori cresce invece di diminuire”.

Le disposizioni entrate in vigore il 12 marzo prevedono  la compilazione da parte del lavoratore che se ne vuole andare di un modulo presente sul sito del ministero del Lavoro attraverso una procedura telematica molto complessa (bisogna avere il pin dispositivo Inps), in alternativa occorre presentare le dimissioni presso un patronato o una commissione di certificazione per l’accertamento dell’identità del lavoratore. Se non viene seguita questa procedura l’azienda deve pagare il ticket-licenziamento e lo Stato la Naspi, l’indennità di disoccupazione.

Ancora: il settore edile è in stato comatoso ma le sovrintendenze sono in mezzo al guado e rilasciano le autorizzazioni alle ristrutturazioni dopo molti mesi. Insomma, tante promesse ma è peggio di prima. Con la burocrazia che continua a bruciare dal 5 al 10% del prodotto interno lordo.

29.03.2016

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