DOPO GLI ATTENTATI DI BRUXELLES

di CARLO VALENTINI

E’ vero che Bruxelles è il simbolo dell’Europa. Così come costituivano il simbolo del potere economico americano le torri gemelle. Oppure, per venire alle faccende italiane, via Caetani, dove fu fatto trovare il corpo di Aldo Moro, venne scelta perché equidistante tra Dc e Pci, a simboleggiare il compromesso storico, obiettivo numero uno dei brigatisti. I terroristi hanno bisogno di simboli per autoesaltarsi. O di vendette. Come fu quella di Parigi rispetto all’escalation bellica in Medio Oriente decisa da François Hollande.

Ma il Belgio è stato colpito anche perché è un anello debole dell’Europa, o meglio impreparato alla violenza. Perché non l’ha mai conosciuta ed anche per questo non ha costruito un’intelligence adeguata, basti pensare che le due principali aree del Paese, la Vallonia e le Fiandre, hanno polizie autonome che non si parlano tra loro.

L’Italia ha vissuto gli anni bui delle brigate rosse e degli altri gruppi affini e, seppur tra mille contraddizioni, è in parte vaccinata. Certo, questo non basta perché oggi dai confini o dai mari arriva di tutto e il web consente un villaggio globale della violenza, basta un click e si dà l’ordine di un attentato.

Ma sarà bene far tesoro dell’esperienza accumulata contro il terrorismo brigatista per cercare di vincere anche quello jihadista, che non è poi così lontano dall’esperienza delle bierre. Cellule tra loro incomunicanti ma coordinate da un comando strategico affiancato da un comando teorico-politico. Qualche entità straniera che comunque si insinua per proprie finalità e trarne vantaggi. Militanti pronti all’estremo sacrificio in nome di un dogma. Impermeabilità al fatto che sul terreno rimangono persone a caso, donne, bambini. Le Br uccisero i familiari dei primi pentiti, per ritorsione, così come l’Is uccide coloro (compresi i parenti) che battezza come traditori. Poi c’è il bacino dei simpatizzanti, una parte delle periferie nel caso dell’Is, una parte delle fabbriche su cui pensavano le Br di potere contare. E così via.

Quel terrorismo brigatista fu sconfitto con l’unità del Paese, circoscrivendo l’area del consenso verso i killer, unendo le forze investigative, promuovendo la delazione, infiltrando agenti, isolando gli arrestati nelle carceri. Dal passato si può trarre un utile insegnamento, in attesa che l’Europa si svegli e si compatti.

 

 

 

 

 

 

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