LO SPRECO

Non sanno spendere. Le Regioni affogate in una burocrazia che si autoalimenta non riescono a utilizzare i fondi europei. E’ grave soprattutto in un periodo di crisi come questo. Le campagne italiane languono, gli agricoltori sono arrabbiati, le Regioni si lamentano senza fare autocritica e il flusso di denaro riprende la via del ritorno. Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati. A sollevare il coperchio su questa penalizzante situazione e a suonare la sveglia ai presidenti delle Regioni, così solleciti a chiedere aiuti ma incapaci di utilizzarli, e al presidente del consiglio, che ripete di non trovare risorse, è l’Unacoma, ramo di Confindustria che raggruppa gli imprenditori delle macchine per l’agricoltura. Le loro aziende sono in crisi, le immatricolazioni stanno calando a due cifre, se quei finanziamenti fossero spesi il parco-macchine verrebbe rinnovato e il business crescerebbe. Invece debbono accontentarsi del buon andamento dell’export, negli altri Paesi europei, infatti, i contributi comunitari vengono spesi, e in fretta.

“Se le nostre Regioni- dice Massimo Goldoni, imprenditore emiliano e presidente di Unacoma- non riusciranno a spendere entro il 31 dicembre di quest’anno la quota di contributo a carico dell’Unione Europea di 425 milioni di euro, essa dovrà essere restituita a Bruxelles e verrà  persa definitivamente”.

Un grido d’allarme supportato dalle cifre: il danno, cioè la mancata spesa, previsto per il 2012 avrà il suo exploit l’anno successivo, poiché quei fondi fanno parte di un programma settennale e oltre “all’avanzamento obbligatorio della spesa”, che significa che a chi non spende alla fine di ogni anno vengono cancellate le proposte elargizioni, vi è pure un consuntivo finale, che appunto avverrà a fine 2013. Ebbene, al  30 settembre 2012 le Regioni hanno impegnato appena il 44,7 % del totale dei fondi assegnati dall’Europa. Il che significa che (se non vi saranno drastici interventi) l’Italia non potrà più utilizzare non solo 425 milioni a fine anno ma ben 5 miliardi a fine 2013. Un gruzzolo considerevole buttato al vento.

Perché le Regioni non spendono ?  “Caos e burocrazia”, risponde Goldoni. Ogni Regione ha emanato regolamentazioni diverse per accedere ai fondi, spesso prevedendo iter complessi e pacchi di documenti da allegare. “In alcuni casi- afferma Goldoni- le aziende agricole dovrebbero poter contare su staff tecnici tipo quello della Fiat, talmente sono complicati i dossier da presentare per ottenere un finanziamento. Per avere un contributo per acquistare una macchina agricola  a volte il contadino deve presentare un business plan con delle proiezioni sulla redditività, ma le pare ?”.

Una volta consegnata tutta la documentazione (“ogni Regione un regolamento diverso, anche questo è dispersivo”, aggiunge il presidente di Unacoma) gli uffici regionali istruiscono la pratica, coinvolgono gli uffici provinciali, chiedono spesso un supplemento di documenti e a volte il tutto rimane insabbiato nei meandri degli assessorati, dove debbono essere apposte le ultime firme. Unacoma ha calcolato che in alcuni casi sono passati due anni dalla data della presentazione a quella dell’ok, ma a quel punto l’agricoltore non era più interessato, stanco di aspettare aveva estirpato, cambiato mestiere, acquistato la macchina coi propri soldi. E tutto questo coi finanziamenti europei pronti da cogliere e poi rimandati al mittente.

C’è di più. La politica spesso cerca di coartare i finanziamenti ad altre esigenze che non siano quelle dell’ammodernamento dell’agricoltura. Un’ulteriore spinta che fa stare a bocca asciutta chi lavora nelle campagne. “Non solo i fondi vengono spesi in misura limitata ma le percentuali più elevate- spiega Goldoni- sono quelle relative alle indennità per svantaggi naturali o per agricoltori che operano in zone critiche o per il benessere animale o per le pratiche agroambientali mentre risultano penalizzati gli investimenti “di prospettiva” come quelli per l’acquisto di mezzi meccanici, quindi non si dà una prospettiva di sviluppo alle aziende agricole sane e dinamiche che potrebbero trainare tutto il comparto”.

In dettaglio, al top vi sono Bolzano (75,4 % di fondi Ue spesi) e Trento (65 %). Tra le Regioni, la classifica è capeggiata daVal d’Aosta (64,7), Lombardia (56), Emilia-Romagna (52), Piemonte (51). In fondo vi sono Campania (36), Basilicata (38), Puglia (40), Calabria e Sicilia (42).

Se non vi saranno sprint finali, il 31 dicembre l’Abruzzo avrà visto sfumare 3,3 milioni di aiuti comunitari, il Friuli 6,8, il Lazio 16,8,la Liguria3,7, le Marche 6,6,la Toscana3,3, il Molise 10,8,la Sardegna49,7,la Basilicata47,la Calabria38,7,la Puglia67,1,la Sicilia69,5.

E’ troppo chiedere alla maggior parte dei presidenti delle Regioni di darsi una mossa ? “E’ così, bisognerebbe che la politica si svegliasse – dice Goldoni-  da parte nostra stiamo avviano una campagna di sensibilizzazione su larga scala perché il nostro Paese, nelle condizioni in cui si trova e col comparto agricolo con tanti problemi, non può permettersi di perdere queste occasioni”.

Tra l’altro in periodo di disoccupazione, verso la campagna vi è un rinnovato interesse dei giovani: secondo una ricerca di Rete Rurale il 60 % degli under 20 europei considera interessante il lavoro nei campi anche se intravedono diverse difficoltà per avviare una propria azienda agricola: la mancanza di risorse per gli investimenti è il fattore più importante per i ragazzi italiani (66% ), la difficoltà a reperire la terra è il fattore maggiormente limitante per quelli olandesi (85%), il reddito insufficiente frena le nuove generazioni francesi (67%).

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