EVVIVA LA BUROCRAZIA

Gli sono arrivate lettere da Ucraina, Polonia, Austria. Se viene qui a produrre- c’è scritto- un nostro ufficio in pochi giorni le risolverà ogni problema e in più avrà agevolazioni fiscali. Lui guarda queste lettere e poi, sconsolato, la cartella, sulla scrivania, che ormai ha dimensioni gigantesche e dentro la quale ci sono i documenti con cui ha chiesto semplicemente di ampliare la sua azienda, ubicata a Guastalla, provincia di Reggio Emilia. Cento posti di lavoro in un periodo in cui le offerte di occupazione languono. Ma l’ampliamento, ritenuto necessario per stare sul mercato globale, è una sorta di gioco dell’oca che non riesce ad arrivare alla fine. Emblematico esempio di burocrazia che blocca le strategie imprenditoriali, bisognose di tempi rapidi e non ti atavici rimpalli. Poi ogni tanto c’è chi si chiede perché non arrivano investimenti dall’estero. Basta chiedere a Guastalla, dove Romano Alfieri, imprenditore della Padana Tubi e Profilati Acciaio SpA, non riesce ad espandersi, a produrre di più, ad assumere. La morale è che chi non è in crisi rischia di venirne risucchiato tra moduli, timbri, autorizzazioni, delibere che non arrivano in tempo mentre i mercati (e i concorrenti) corrono.

L’azienda ha 260 dipendenti, fattura 358 milioni di euro, il 50 % dall’export, è al secondo posto in Europa nella produzione di tubi inox. Mai un’ora di cassa integrazione. E’ dall’inizio  2011 che   Romano Alfieri ha avviato le pratiche per l’ampliamento dell’azienda, nell’area industriale di San Giacomo, a Guastalla. Il bello è che nonostante si tratti di un’area industriale occorre una variante al piano regolatore perché anziché intervenire in  più lotti produttivi l’imprenditore li vuole unire e  realizzare un solo capannone ma di grande dimensione, in cui produrre tubi di spessore e lunghezza maggiore di quelli di oggi.

“Comprendo la necessità del rispetto di ogni adempimento di legge – dice Romano Alfieri – ma sono convinto che ogni intervento che può portare lavoro sul territorio dovrebbe ricevere attenzione particolare da parte dell’amministrazione pubblica. Vorremmo mantenere quel livello di competitività che fino ad oggi ha premiato il nostro impegno e prodotto effetti così positivi per il territorio”.

In pratica l’azienda ha acquistato lotti di terreno sui quali era previsto l’insediamento di attività industriali di piccola dimensione e ha semplicemente chiesto di accorpare i lotti e costruire un maxi-capannone. A un anno di distanza l’iter burocratico è ancora in alto mare e si avvita su se stesso.  Perché occorrono i pareri di Arpa, Asl, Sovrintendenza, Provincia e poi una delibera iniziale e una finale del Comune. E ognuno se la prende comoda e soprattutto le procedure non vengono effettuate simultaneamente ma spesso un ente attende che l’altro abbia completato il suo lavoro. Un esempio: la sovrintendenza ha 160 giorni per dare il suo parere, se è ok la variante resta ferma 30 giorni per le eventuali osservazioni, poi c’è un’ulteriore attesa di un mese e infine occorre che il consiglio comunale approvi la delibera. Perché non andare a produrre i tubi in Ucraina ?

“Il  piano particolareggiato approvato anni fa prevedeva solamente dei lotti per attività artigianali – prova a spiegare l’assessore comunale Elisa Ridolfi.- La necessaria variante è già stata redatta. Ora, però ci sono i vari passaggi previsti dalla legge”.

Ribatte la coordinatrice Idv, Liana Barbati: “E’ inammissibile che una variante urbanistica metta in stallo un progetto d’ampliamento in grado di creare nuovi posti di lavoro. L’incapacità di decidere e iter burocratici paragonabili a una via crucis, sono ostacoli che è necessario superare se si vuole incentivare lo sviluppo”.

Qualcuno, per la verità, ha provato a cavare il ragno dal buco. Si tratta dell’assessore alla Pianificazione territoriale della Provincia, Mirko Tutino, che ha convocato addirittura un summit perché la Padana Tubi possa aumentare la produzione. Attorno al tavolo c’erano le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil), alcuni rappresentanti delle Rsu aziendali, Confindustria, il Comune, la Provincia. La conclusione di tanta buona volontà e tanto spiegamento di forze ?  Eccola: “Gli intervenuti hanno condiviso la necessità di procedere in tempi rapidi con tutti gli atti utili a dare seguito all’iter autorizzativo, partendo dal primo atto necessario, l’adozione del piano da parte del Comune. In tal senso, i vari soggetti riuniti al tavolo hanno avanzato al sindaco  la proposta di adottare il piano entro la fine di luglio: a quel punto, ci saranno 60 giorni per raccogliere le osservazioni dei cittadini”.

Se si formasse un comitato anti-Padana sarebbe la fine. Ma non vi sono motivazioni perché ciò avvenga. Il bello è che quando tutto questo lungo percorso sarà terminato, l’imprenditore non potrà aprire il cantiere. Infatti a quel punto, ricevuto il “sì’, puoi costruire”, dovrà presentare il progetto del capannone e ottenere il placet da parte della commissione edilizia.

Perciò quelli seduti al tavolo del summit hanno concordato: “di continuare a seguire il tema a livello provinciale e di tornare a riunirsi una volta terminata la fase delle osservazioni, presumibilmente nella seconda metà di settembre”. E saranno passati quasi due anni “La Provincia, per la sua parte – dice Mirko Tutino – solleciterà i diversi enti coinvolti allo scopo di arrivare all’approvazione definitiva entro la fine del mese di settembre, per consentire all’azienda di presentare i progetti edilizi veri e propri”.

Caspita, si tratta solo di allargare un’azienda. Mario Monti, per favore, mandi uno dei suoi  professori a Guastalla.  Poi, è mai possibile che anche un semplice provvedimento amministrativo diventi diatriba politica ?  I consiglieri comunali di una lista civica capeggiati da Stefano Villani, dicono: “c’è un inspiegabile tergiversare dell’amministrazione comunale, si è perso quasi un anno e si sa quanto il tempo oggi sia prezioso. Invitiamo il sindaco a tralasciare ogni titubanza per allontanare il sospetto che all’interno della sua maggioranza possano esserci posizioni contrarie all’investimento della Padana Tubi. Se vi sono state delle omissioni o delle carenze è opportuno individuarne le responsabilità”.

Il sindaco Giorgio Benaglia risponde: “L’intervento della Provincia non era necessario: non abbiamo alcun tentennamento e il voler far apparire il sindaco a ruota di Provincia, sindacati e Confindustria è un inutile sfarfallìo solo per avere visibilità”.

Intanto Romano Alfieri conta le settimane. Non riesce a investire e teme che i concorrenti arrivino prima di lui. Il danno e la beffa. Per lui ma anche per il sistema-Italia.

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